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mercoledì 8 giugno 2011

Agricoltura biologica in Brasile

Secondo Brasilbio, nel 2010 il settore agricolo biologico ha raggiunto un giro d’affari di 312,5 milioni di dollari, segnando un aumento del 40% rispetto al 2009. Nel 2011 si prevede che supererà i 400 miliardi di dollari.

Nonostante l’agricoltura biologica rappresenti solamente una minima parte dell’attività agricola brasiliana, la produzione è aumentata considerevolmente negli ultimi anni. Secondo l’associazione Brasilbio, nel 2010 il settore ha raggiunto un giro d’affari di 500 milioni di rais, pari a 312,5 milioni di dollari: tale volume rappresenta soltanto lo 0,2% della produzione complessiva del settore dell’agricoltura e dell’allevamento.
La CNA (National Confederation of Agricolture and Livestock) ha stimato che il mercato dei prodotti biologici genera, a livello mondiale, un giro d’affari di circa 60 miliardi di dollari l’anno e cresce mediamente del 30% annuo.
Nel 2010 la produzione brasiliana è aumentata del 40% rispetto al 2009 e per il 2011 Brasilbio prevede che il giro d’affari toccherà i 700 milioni di reais, pari a 437 miliardi di dollari. Il settore agricolo tradizionale, invece, dovrebbe crescere ad un tasso più contenuto, di circa il 7,4%.
Il Ministero dell’Agricoltura, in collaborazione con la Sebrae (Serviço Brasilero de Apoio as Micro e Pequena Empresa), hanno promosso la 7°settimana del cibo biologico, conclusasi il 5 giugno e che si è concentrata sull’importanza del marchio “Produto Organico Brasil”, che identifica i prodotti biologici in Brasile.
All’inizio dell’anno è, inoltre, entrata in vigore una legge che regola la produzione in Brasile e impone degli standard di qualità per le imprese agricole che vogliono produrre biologico: una garanzia di qualità e provenienza.

martedì 7 giugno 2011

S&P rivede la prospettiva del rating Brasile.

L’agenzia di classificazione di rischio Standard & Poor’s ha elevato la prospettiva del rating da “stabile” a “positiva” anche se precisa che “cambiamenti nella prospettiva non sono segnali di un cambiamento imminente”.

L’agenzia di classificazione di rischio Standard & Poor’s ha elevato la prospettiva del rating da “stabile” a “positiva”. Tale decisione è dettata dalle previsioni di stabilità della crescita economica nel lungo periodo e dalla graduale diminuzione del debito pubblico. La S&P ha precisato che “la prospettiva positiva riflette il consolidamento della stabilità economica, la crescita del PIL nel lungo periodo, l’aumento dei conti correnti e i piccoli deficit fiscali che dovrebbero gradualmente ridurre la vulnerabilità del Paese nei confronti di shock esterni”. Nonostante ciò il Direttore senior del gruppo di rating sovrano della S&P, Joydeep Mukherji, ha precisato che “cambiamenti nella prospettiva non sono segnali di un cambiamento imminente” aggiungendo che la previsione rispecchia il modo in cui il governo brasiliano è riuscito a guidare il Paese fuori dalla crisi. La S&P ha classificato il Brasile BBB-, il più basso livello della fascia del grado di investimento e molti sostengono che questa revisione serva solo ad allineare il rating alle altre agenzie.

lunedì 6 giugno 2011

Crescono i salari e cala la povertà

Secondo la Fondazione Getulio Vargas (FGV), negli ultimi dieci anni la povertà in Brasile sarebbe diminuita del 50,64% a fronte di un aumento dei salari per i più poveri del 68%. Si prevede che la crescita continuerà ma si teme l’inflazione.

Secondo la Fondazione Getulio Vargas (FGV), negli ultimi dieci anni la povertà in Brasile sarebbe diminuita sensibilmente grazie all’aumento generale del reddito, in particolare dei salari minimi. “Se il Governo brasiliano migliorasse la qualità dell’educazione e della gestione pubblica, facendo di più e spendendo di meno, riuscirebbe a elevare il reddito della popolazione anche in questo decennio” ha commentato Marcelo Neri, della FGV.
I dati recenti mostrano che durante gli 8 anni della presidenza di Lula, dal 2002 al 2010, la povertà sarebbe diminuita del 50,64% grazie a piani di sviluppo e alla Bolsa Familia, il sussidio garantito dal Governo federale ai disoccupati e a coloro che sono fuori dal mercato del lavoro. Tali politiche hanno anche incentivato la “riduzione delle disuguaglianze” come ha sottolineato Neri. Per i più poveri il reddito è cresciuto del 68% nel decennio scorso mentre per la fascia dei più ricchi è salito solamente del 10%. Secondo le proiezioni la crescita dovrebbe continuare anche nel decennio appena iniziato, di conseguenza , il Governo federale deve attuare un’attenta politica di contenimento dell’inflazione.