Investimenti e boom di iscrizioni per la prossima edizione di EnerSolar+ Brasil: il futuro carioca guarda all’energia pulita.
Il futuro del Brasile punta tutto sulle nuove fonti rinnovabili. 200 miliardi di investimenti è la cifra che il Paese dedicherà nei prossimi 10 anni a progetti di “energia pulita”, che rientrano in un piano programmato dal governo federale. E i risultati non si fanno attendere. Alla sua seconda edizione la fiera EnerSolar+Brasil dedicata all’energia solare, in programma dal 17 al 19 luglio a San Paolo, ha registrato un cospicuo incremento tra gli espositori. Ad oggi le aziende iscritte sono più di 90, un aumento del 290% rispetto allo scorso anno, senza contare le numerose altre adesioni attese per le prossime settimane.
La manifestazione è organizzata dall’italiana Artenergy Publishing in collaborazione con Cipa-Fiera di Milano. Tra gli espositori, provenienti oltre che da Brasile e Italia anche da Argentina, Australia, Cina, Francia, Germania, Portogallo. Spagna e Stati Uniti, ci saranno: A.G.A. Brasil, AV Project, Axitec, Brandoni Solare, Electro Solar, Energybras, Energy Team Brasil, ET Solar, FVG Energy, Gamesa Electric, Isofoton, LDK, Meyer Burger, PM Service, Proinso, Schletter, Yingli. Tra le tante, spicca la presenza italiana. Ciò è dovuto sia all’incertezza normativa in materia sia agli incentivi nazionali meno generosi che rendono preferibile la strada dei mercati esteri per le aziende nostrane che vogliono investire nel settore.
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lunedì 10 giugno 2013
lunedì 4 febbraio 2013
Peugeot è made in Brasile
Il gruppo PSA avvia la produzione della Peugeot 208 nel centro di Porto Real, in Brasile.
Investimenti di oltre 305 milioni di euro per un nuovo modello e l’ampliamento del centro di produzione. Questa la strategia di internazionalizzazione del gruppo Psa Peugeot-Citroen nell’economia verde-oro.
All’inaugurazione dello stabilimento che a pieno regime raggiungerà i 220.000 veicoli l’anno contro gli attuali 150.000, erano presenti Thierry Peugeot, presidente del consiglio di sorveglianza, Philippe Varin, presidente del direttorio, Carlos Gomes, direttore dell'area America Latina e Sergio Cabral, governatore dello Stato di Rio de Janeiro. Il nuovo veicolo, la Peugeot 208, già prodotto in Europa, è stato adattato dagli ingegneri e designer del Latin America Tech Center, il centro di Ricerca & Sviluppo locale del Gruppo, alle condizioni di circolazioni locali, in particolare equipaggiandolo con motori flex fuel, in grado di utilizzare sia benzina che bioetanolo prodotto in loco.
La vocazione mondiale della produzione Peugeot si rivela sempre più evidente: se lo scorso anno il gruppo ha realizzato il 38% delle vendite in paesi extraeuropei, entro il 2015 punta ad arrivare alla soglia del 50%. E un ruolo fondamentale lo ricopre il Brasile, dove Peugeot-Citroen è presente dal 2001. Come dichiara infatti, Philippe Varin, “Quello brasiliano e' un mercato-chiave nella nostra strategia di internazionalizzazione. Il lancio locale della Peugeot 208 e' un ottimo progetto e sono certo che sarà un grande successo".
Investimenti di oltre 305 milioni di euro per un nuovo modello e l’ampliamento del centro di produzione. Questa la strategia di internazionalizzazione del gruppo Psa Peugeot-Citroen nell’economia verde-oro.
All’inaugurazione dello stabilimento che a pieno regime raggiungerà i 220.000 veicoli l’anno contro gli attuali 150.000, erano presenti Thierry Peugeot, presidente del consiglio di sorveglianza, Philippe Varin, presidente del direttorio, Carlos Gomes, direttore dell'area America Latina e Sergio Cabral, governatore dello Stato di Rio de Janeiro. Il nuovo veicolo, la Peugeot 208, già prodotto in Europa, è stato adattato dagli ingegneri e designer del Latin America Tech Center, il centro di Ricerca & Sviluppo locale del Gruppo, alle condizioni di circolazioni locali, in particolare equipaggiandolo con motori flex fuel, in grado di utilizzare sia benzina che bioetanolo prodotto in loco.
La vocazione mondiale della produzione Peugeot si rivela sempre più evidente: se lo scorso anno il gruppo ha realizzato il 38% delle vendite in paesi extraeuropei, entro il 2015 punta ad arrivare alla soglia del 50%. E un ruolo fondamentale lo ricopre il Brasile, dove Peugeot-Citroen è presente dal 2001. Come dichiara infatti, Philippe Varin, “Quello brasiliano e' un mercato-chiave nella nostra strategia di internazionalizzazione. Il lancio locale della Peugeot 208 e' un ottimo progetto e sono certo che sarà un grande successo".
mercoledì 28 novembre 2012
Largo alle imprese
Secondo più di 1500 imprenditori il Brasile è migliore paese Bric in cui investire. E il governo conferma di voler scommettere sulle piccole e medie imprese.
Secondo l’Economist ed il Financial Times il Brasile è l’economia emergente a cui si guarda con più fiducia per gli investimenti privati. Nel loro classico sondaggio trimestrale, il Barometro Globale degli Affari, la B dei Bric, per il 44% dei dirigenti delle più grandi compagnie internazionali, è “un luogo amichevole su cui dirigere gli affari”. Sempre secondo le due importanti testate economiche il 33% degli intervistati considera la Cina, il più importante dei 4 BRIC, “un luogo ostile agli investimenti privati” ed il 54% pensa lo stesso della Russia. Di contro, solo un esiguo 15% è disposto ad dichiarare opinioni simili per il Brasile.
Ad incoraggiare ulteriormente i potenziali investitori ci pensa la Presidentessa Brasiliana Dila Rousseff, che al 22esimo vertice Ibero-Brasiliano, in corso a Cadice, in Spagna annuncia: “Daremo totale priorità alle piccole e medie imprese”. E cioè investimenti pubblici, abbassamento del costo del denaro e incentivi alla produzione. Gli effetti sono previsti nel medio-lungo periodo, intanto il segnale all’imprenditoria è lanciato.
venerdì 19 ottobre 2012
I brasiliani investono all’estero
L’Istituto del Commercio di San Paolo segnala un dato in controtendenza.
Se dalla crisi del 2008, il mercato dei paesi emergenti era considerato l’Eldorado degli investimenti,da quest’anno la tendenza sembra essere diversa e in questi giorni l’ICE di San Paolo ha evidenziato uno scenario opposto. Con i prezzi ancora attraenti delle azioni degli Stati Uniti e dell’Europa e la diminuzione della crescita di alcuni dei paesi emergenti come il Brasile e la Cina, gli investitori hanno aumentato gli investimenti nei paesi di vecchia industrializzazione. Se infatti lo scorso marzo la Cina ha ridimensionato la proiezione di crescita del proprio PIL, il Fondo Monetario Internazionale guarda con fiducia a Stati Uniti che secondo le aspettative dovrebbero quest’anno registrare aumenti di PIL maggiori di quelli brasiliani, precisamente del 2% a fronte di un più modesto 1,6%. Una piccola rivincita per i paesi di vecchia industrializzazione sulle economie emergenti. A ciò si aggiunge che l’acquisto delle azioni americane è sempre più accessibile agli investitori del paese carioca e che, al contrario del Brasile, i profitti delle imprese americane sorprendono positivamente. Il bacino europeo dal canto suo risulta allettante a causa della crisi del debito sovrano che ha fornito buone opportunità di acquisto nella zona euro.
E i numeri delle borse internazionali confermano. L’indice MSCI, che segue l’andamento delle azioni delle economie di prima industrializzazione, ha registrato quest’anno un aumento del 10,9%, superando per la prima volta dal 2009 l’indice del 9,41 dei paesi emergenti. Gli americani Nasdq e Standard & Poor’s hanno segnato rispettivamente aumenti del 22,89% e del 14,56%.
Se dalla crisi del 2008, il mercato dei paesi emergenti era considerato l’Eldorado degli investimenti,da quest’anno la tendenza sembra essere diversa e in questi giorni l’ICE di San Paolo ha evidenziato uno scenario opposto. Con i prezzi ancora attraenti delle azioni degli Stati Uniti e dell’Europa e la diminuzione della crescita di alcuni dei paesi emergenti come il Brasile e la Cina, gli investitori hanno aumentato gli investimenti nei paesi di vecchia industrializzazione. Se infatti lo scorso marzo la Cina ha ridimensionato la proiezione di crescita del proprio PIL, il Fondo Monetario Internazionale guarda con fiducia a Stati Uniti che secondo le aspettative dovrebbero quest’anno registrare aumenti di PIL maggiori di quelli brasiliani, precisamente del 2% a fronte di un più modesto 1,6%. Una piccola rivincita per i paesi di vecchia industrializzazione sulle economie emergenti. A ciò si aggiunge che l’acquisto delle azioni americane è sempre più accessibile agli investitori del paese carioca e che, al contrario del Brasile, i profitti delle imprese americane sorprendono positivamente. Il bacino europeo dal canto suo risulta allettante a causa della crisi del debito sovrano che ha fornito buone opportunità di acquisto nella zona euro.
E i numeri delle borse internazionali confermano. L’indice MSCI, che segue l’andamento delle azioni delle economie di prima industrializzazione, ha registrato quest’anno un aumento del 10,9%, superando per la prima volta dal 2009 l’indice del 9,41 dei paesi emergenti. Gli americani Nasdq e Standard & Poor’s hanno segnato rispettivamente aumenti del 22,89% e del 14,56%.
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