Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative al Brasile
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giovedì 7 luglio 2011

Pericolo deforestazione in Amazzonia

I tassi di deforestazione in Amazzonia, la più grande foresta pluviale al mondo, sono più che duplicati nel mese di maggio a causa di una proposta di abrogazione della legge sulla protezione ambientale. Nel mese di maggio una superficie di oltre 268 chilometri quadrati di foresta, fino ad ora protetti, sono stati rasi al suolo.

La foresta amazzonica, polmone verde del mondo e culla di biodiversità, è minacciata da una deforestazione selvaggia. I tassi di deforestazione in Amazzonia, la più grande foresta pluviale al mondo, sono più che duplicati nel mese di maggio a causa di una proposta di abrogazione della legge sulla protezione ambientale. Tale testo di legge è stato approvato dalla Camera dei deputati del Brasile ed è in attesa del voto definitivo da parte del Senato.
La legge, una volta approvata, garantirebbe un’amnistia ai proprietari terrieri colpevoli di aver disboscato illegalmente le zone protette, e consentirebbe una riduzione delle superfici che essi sono tenuti a conservare intatte. Secondo quanto comunicato dal National Institute for Space Research, già prima dell’approvazione della legge, una superficie di oltre 268 chilometri quadrati di foresta, fino ad ora protetti, sono stati rasi al suolo, pari a circa 110 chilometri quadrati al giorno.
La foresta amazzonica produce il 20% dell’ossigeno e il 60% dell’acqua dolce presenti sulla terra ed è attualmente protetta da una legge speciale per la tutela ambientale. La deforestazione non serve soltanto alla commercializzazione di legname, ma anche a ricavare terreno da destinare all’allevamento, al pascolo e all’agricoltura. Il Brasile è, infatti, uno dei maggiori esportatori mondiali di carne bovina, di metallo ferroso e di soia che viene destinata sia al mercato alimentare che per la produzione di mangimi e biodiesel.
La lotta alla deforestazione della foresta Amazzonica, ha portato a una riduzione drastica degli illeciti negli ultimi cinque anni. Se la legge fosse approvata nella forma originale, i produttori non saranno tenuti a ripiantare le piante tagliate illegalmente prima del mese di luglio 2008: secondo uno studio dell’Istituto de Pesquisa Economica Aplicada, un equivalente di 30 milioni di ettari (il doppio della superficie dell’Uruguaay)verranno perduti per sempre.

giovedì 9 dicembre 2010

Rallenta la deforestazione in Amazzonia

Sebbene la maggior parte delle notizie relative all’ambiente quest’anno sia stata piuttosto negativa – basti pensare all’incidente nel Golfo del Messico o al fango tossico in Ungheria – dal Brasile arrivano notizie incoraggianti.

Secondo l’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale, che ha effettuato delle riprese satellitari relativamente alla superficie terrestre occupata dalla foresta pluviale verdeoro, il ritmo di deforestazione della stessa, nel 2010, si è quasi dimezzato, e ha registrato un rallentamento dell'85 % rispetto alla situazione che si presentava nel 2004: questo dimostra che il Brasile ha rispettato l'impegno di ridurre la deforestazione dell'80 % con dieci anni di anticipo rispetto alla scadenza fissata. Tale trend stride con l’approvazione del piano per la realizzazione della controversa diga amazzonica di Belo Monte, destinata a divenire la terza per grandezza del pianeta, che porterà all'allagamento di oltre 414 chilometri quadrati di foresta e allo sradicamento di decine di migliaia di indigeni.Tuttavia, nel complesso, il Brasile sembra essere molto sensibile alle questioni inerenti l’ambiente e le problematiche ad esso connesse, tant’è vero che l'80% dei brasiliani afferma che le questioni ambientali dovrebbero essere considerate prioritarie, malgrado una maggiore attenzione in questo senso potrebbe comportare un rallentamento dell'economia. Un’ulteriore conferma di tale “tendenza ambientalista” si riscontra nello sbalorditivo risultato elettorale raggiunto dal partito dei Verdi in occasione delle recenti votazioni e nelle iniziative lanciate dal governo brasiliano a favore dell’ambiente; ne è un esempio l’Arco Verde, che prevede l’erogazione di incentivi economici ai cittadini brasiliani la cui sopravvivenza era legata alla vendita di legname. Inoltre, sono stati intensificati i controlli e l’applicazione delle normative vigenti in materia ambientale si è fatta più rigorosa.

giovedì 21 ottobre 2010

La foresta amazzonica in concessione ai privati

Il Brasile ha stabilito la messa all’asta di quasi 1 milioni di ettari della foresta amazzonica entro la fine dell’anno, che saranno gestiti da imprese forestali private e compagnie del legno, al fine di arginare il fenomeno del taglio illegale.

Come ha dichiarato alla Reuter Antonio Carlos Kummel, a capo del servizio forestale brasiliano, “il futuro dell'Amazzonia, la lotta alla deforestazione e al cambiamento climatico, si devono basare sulla gestione forestale, non vedo altra soluzione”. Per tale ragione, dopo anni di scontri legali e di opposizione politica, il governo brasiliano riapre alle concessioni forestali e cede le foreste nazionali ai privati. Attualmente le concessioni si estendono su 150.000 ettari: nel giro di 4 o 5 anni, gli ettari in concessione saranno quasi 11 milioni. Secondo il governo, tale provvedimento favorirà un maggiore controllo statale nella regione amazzonica, in quanto le concessioni costituiscono un ostacolo per i latifondisti e gli speculatori che tentano di impossessarsi illegalmente dei terreni pubblici.Se persistesse l'attuale tasso di deforestazione, le foreste tropicali, entro 20 anni, potrebbero scomparire. Dal punto di vista climatico e ambientale, il governo brasiliano propone il “taglio selettivo” che, a differenza di quello illegale e della pratica “slash and burn” - letteralmente “taglia e brucia” - consente alla foresta pluviale di rigenerarsi in modo naturale: vari studi hanno dimostrato che anche il taglio selettivo incide sulla biodiversità e può alterare l’habitat forestale, tuttavia, l’impatto globale di tale pratica è notevolmente più lieve rispetto a quello che comporterebbe il taglio a raso, responsabile della distruzione di quasi il 20% della foresta amazzonica.