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giovedì 10 febbraio 2011

La svolta verde del Brasile

Il Programma di Accelerazione della Crescita prevede investimenti per 36,2 miliardi di dollari nel settore delle energie. “Questo nuovo ciclo di sviluppo fornisce al settore privato la prevedibilità necessaria per valutare le opportunità di business nella Nazione nei prossimi quattro anni”, ha precisato il ministro brasiliano della Pianificazione e Bilancio, Paulo Bernardo.

Il Brasile possiede enormi potenzialità nel settore dell’energia “verde”, in particolare per quanto riguarda l’eolico. Nel quadro del Programma di Accelerazione della Crescita, è prevista la realizzazione di investimenti nel settore delle energie alternative, per un importo complessivo pari a 36,2 miliardi di dollari.
In particolare, è stata pianificata la costruzione di: 54 impianti idroelettrici per una potenza totale di 47.000 MW; di 71 impianti eolici per una potenza di oltre 1,8GW e di tre centrali biomasse per una potenza di 224 MW. Ma non è tutto.
Altro punto importante nella politica ecosostenibile brasiliana è il programma federale “Minha Casa, Minha Vida” che prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle case di 2 milioni di famiglie. In particolare, lo Stato di Rio de Janeiro e lo Stato di San Paolo hanno già approvato una legge municipale che impone l’installazione di pannelli solari sugli immobili di nuova costruzione.
Il ministro brasiliano della Pianificazione e Bilancio Paulo Bernardo ha precisato che: “La seconda fase del Programma apre una nuova gamma di possibilità agli investimenti esteri in Brasile. Questo nuovo ciclo di sviluppo fornisce al settore privato la prevedibilità necessaria per valutare le opportunità di business nella Nazione nei prossimi quattro anni”.
A fare la parte del leone sarà, comunque, l’energia eolica: il Brasile possiede ben il 70% della potenza eolica dell’America Latina. Nel corso del 2010 la produzione ha raggiunto il volume complessivo di 786MW e, secondo alcune stime del Governo, dopo l’approvazione di ulteriori 71 impianti, localizzati soprattutto nel nord-est e sud del Paese, sarà possibile raggiungere una capacità complessiva di circa 3 GW entro il 2013.
Il Brasile del boom economico si dimostra attento alle politiche energetiche e al contenimento dei gas serra; non va dimenticato che il Brasile è già autosufficiente dal petrolio e si appresta a raggiungere, nel lungo periodo, anche l’autosufficienza energetica. Si aprono, dunque, ottime prospettive nell’ambito degli investimenti nelle tecnologie ecosostenibili.

martedì 3 agosto 2010

Centrali idroelettriche: tra progresso e disastro ambientale

C'era da aspettarselo. La centrale idroelettrica di Aripuanà è stata occupata lo scorso 26 luglio da un gruppo di guerrieri indios armati di archi e mazze e dipinti con i colori di guerra. Gli indigeni hanno fatto richiesta al governo brasiliano di un indennizzo per i danni dell'impatto ambientale causati dalla deviazione dei fiumi della regione.
Questo episodio è solo l'ultimo di una lunga serie a testimonianza della volontà degli abitanti dell'Amazzonia di contrastrare fermamente la costruzione delle centrali idroelettriche, previste dall'accordo stipulato lo scorso giugno tra il presidente Lula e Alan Garcìa, presidente peruviano.
Uno scontro che sembra non avere soluzione e che si potrae da troppo tempo. L'episodio di Aripuanà ricorda da vicino quello dell'agosto del 2008, quando 3.000 indigeni dell’Amazzonia peruviana si armarono per protestare contro le misure statali e legislative che pretendevano di flessibilizzare la compravendita delle loro terre comunali e che li portarono ad occupare due principali arterie stradali del Paese.
Nonostante tutto questo, il 30 luglio scorso è stato dato l'assenso definitivo alla costruzione della centrale di Belo Monte. Antonia Mello, coordinatrice del Movimento Xingu Vivo, ha confermato che, secondo gli studi di impatto ambientale derivanti dalla costruzione della centrale, gli sfollati saranno almeno 50.000 e che, a seguito di sicure inondazioni, molte specie animali e vegetali autoctone si estingueranno.
Le possibili ripercursioni sull'ambiente delle centrali idroelettriche sono un tema molto sentito in Brasile e numerose associazioni ambientaliste, oltre a personaggi illustri dello show business quali James Cameron e Sigourney Weaver, si sono opposte fermamente alla costruzione di queste centrali, che al momento non possono che collocarsi in una zona indefinita che sta tra il progresso e il disastro ambientale.

giovedì 3 giugno 2010

Accordo Lima-Brasilia sul mega-progetto di costruzione di cinque centrali idroelettriche

Il trattato tra Brasile e Perù, che prevede la costruzione di cinque centrali idroelettriche nell'Amazzonia peruviana, sarà firmato il 15 giugno a Manaus.
Il finanziamento da parte del Bndes (Banco Nacional de Desenvolvimento Economico e Social) copre interamente il costo del progetto e sarà incassato dalle imprese che si sono aggiudicate gli appalti. Quest'ultime sono tutte brasiliane (Eletrobras, Andrade Gutierrez, Oas, Engevix, Odebrecht) eccetto una peruviana (Gtz).
La finalità del progetto, difatti, consiste nel rafforzare l'economia del Brasile piuttosto che nel fornire energia alle popolazioni peruviane (perlopiù indigene) le quali, nonostante siano quelle che subiranno l'impatto devastante delle dighe, non sono state nemmeno consultate dal governo peruviano. Dato che il mega-progetto prevede condizioni economiche diseguali a favore del gigante sudamericano, gli oppositori definiscono l'accordo Lima-Brasilia come un "esempio dell'imperialismo brasiliano in America Latina": mentre le imprese brasiliane ne trarranno i vantaggi economici, il Perù si assumerà la maggior parte dei costi in termini economici, sociali ed ambientali.
Il progetto, difatti, manca di una valutazione dell'impatto socio-ambientale. La diga più rischiosa è quella sul Rio Inambari dove è probabile si verifichi il problema degli sfollati ambientali.
Inoltre, il rappresentante dell'organizzazione peruviana Derechos Ambientales y Recursos Naturales, Cesar Gamboa, solleva un problema di carattere istituzionale: "Il trattato Brasile-Perù dovrebbe passare attraverso l'approvazione del Congresso" - afferma - "ma le autorità peruviane sostengono che non c'è bisogno, violando così la Costituzione".