La Banca Mondiale conferma le difficoltà dell’economia carioca e taglia le previsioni di crescita per il 2013.
Continua la frenata del Brasile che si attesta il più lento tra i Brics. Dopo le crescita record del 2010 del 7,5%, l’economia verdeoro ha rallentato nel 2011, fermandosi al 2,7% e chiude il 2012 con appena l’1% di crescita di Pil. Migliori le prospettive per il 2013 che, secondo quanto comunicato oggi dalla Banca Mondiale, dovrebbero portare ad un’espansione del 3,4% ma comunque meno di quanto previsto negli scorsi mesi. L’Istituto non manca di mettere in guardia Brasile e le altre economie emergenti affermando che «per continuare a crescere rapidamente, i paesi in via di sviluppo devono mantenere lo slancio di riforme che ha sostenuto l’accelerazione della loro crescita fra il 1990 e il 2000».
E proprio le politiche economiche del governo Rousseff sono al centro di un dibattito sulle responsabilità dell’andamento del PIL carioca. Secondo un rapporto pubblicato negli scorsi giorni dall’OCSE, i motivi della flessione brasiliana sono da ricercare nelle misure eccessivamente protezionistiche messe in atto dall’attuale governo che avrebbero ridotto l’appetibilità del paese agli occhi degli investitori esteri. Secondo la società Ernst&Young, l’economia del più grande paese Sudamericano, ha perso sette posizioni dal 2011 al 2012 nella classifica di attrattività per gli investitori stranieri, scivolando in 36 esima posizione, davanti solo alla Russia fra i Brics.
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mercoledì 16 gennaio 2013
giovedì 26 aprile 2012
Retrocessione?
Lo spettro del ritorno alla settima posizione nella classifica delle maggiori economie mondiali si aggira sul Brasile.
Secondo il World Economic Outlook, il rapporto divulgato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e incentrato sulle stime riguardanti l’economia internazionale, nel corso del 2012 il Brasile potrebbe essere superato dal Regno Unito e tornare quindi ad occupare la settima posizione nella classifica delle maggiori economie a livello mondiale.
Stando a quanto reso noto dal FMI, nel corso del 2012 l’economia del Paese sudamericano dovrebbe aumentare più di quella britannica se si considera il valore assoluto, ma meno se si valuta il Pil nominale misurato in dollari. Secondo il rapporto nel 2012 il Pil del Brasile dovrebbe crescere del 3%, mentre quello britannico dello 0,8%, e ammontare rispettivamente a 2,449 miliardi di dollari e 2,452 miliardi di dollari.
Se quindi nel 2011 il Pil brasiliano era riuscito a sorpassare quello del Regno Unito, registrando una crescita del 2,7% contro un +0,7% registrato dal Pil britannico, nel 2012 la situazione potrebbe capovolgersi.
L’analista Daniel Lima ha commentato ''Nel 2011, la quotazione del dollaro ha registrato una media di 1,67 reais. Per il 2012, stiamo stimando una media di 1,82 Reais su base annua. Quando si confronta il PIL in dollari si registra sempre un effetto di cambio, per questo è meglio confrontare il PIL pro capite, e, secondo questo criterio, il Brasile si piazza ancora molto indietro”. Stando infatti ai calcoli della Rosemberg &Associados, per l’anno in corso è previsto un deprezzamento dell’8,9% del Real rispetto al dollaro.
giovedì 8 marzo 2012
La sesta economia mondiale
Il Brasile supera il Regno Unito e si posiziona al sesto posto nella classifica delle maggiori economie mondiali.
Con un Prodotto Interno Lordo di 2,52 trilioni di dollari, il Brasile sorpassa la Gran Bretagna e diventa la sesta economia a livello mondiale, dopo USA, Cina, Giappone, Germania e Francia.
L’annuncio fatto da parte del Ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega ha confermato le previsioni di crescita del Paese: mentre la stagnazione e la recessione hanno frenato l’economia della Gran Bretagna, il Brasile ha vissuto un vero e proprio boom economico grazie agli elevati prezzi del petrolio e delle materie prime.
Se nel corso del 2011 il Pil brasiliano ha registrato un incremento del 2,7%, quello del Regno Unito si è attestato allo 0,8%. Il 2011 ha rappresentato per l’economia brasiliana un anno di rallentamento se paragonato al +34% del 2009 e al +5% del 2010 a causa della situazione economica globale e della necessità di combattere l’inflazione.
Secondo il Ministro Mantega “[…] l’importante per noi non è essere la sesta maggiore economia mondiale, bensì essere una delle economie più dinamiche e con una crescita sostenibile”.
Una grande svolta per il Paese, che però ammette di dover ancora risolvere i problemi di disuguaglianza che interessano i suoi 190 milioni di abitanti.
mercoledì 7 marzo 2012
Frena il Pil
Il Brasile registra una crescita del 2,7%.
Resi noti dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE) i dati relativi alla crescita del Prodotto Interno Lordo del Brasile: nel corso del 2011 la crescita del Paese ha subito un forte rallentamento, attestandosi al 2,7%, contro il +7,5% registrato nel 2010.
Si tratta di un aumento inferiore rispetto alle previsioni del Governo, che aveva stimato un incremento del 3%. Stando alle parole dell’economista Virene Matesco della Fondazione Getulio Vargas (FGV) “Il 2.7% non si discosta di molto da quanto pronosticato, ed è comunque al di sopra della media mondiale”; lo stesso ho aggiunto “Il Brasile è uno dei Paesi emergenti del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Sono paesi che stimolano la crescita mondiale, ma che inevitabilmente soffrono la crisi internazionale. Per il 2012, la prospettiva è relativamente migliore, con una crescita del 4.5% e un’inflazione in lieve calo rispetto al 2011, anno in cui ha sfiorato il 6.5%. Il Brasile sta vivendo un momento eccezionale, è la più grande democrazia dell’America Latina e ci saranno imponenti investimenti in infrastrutture per la Coppa del Mondo del 2014 e per le Olimpiadi di Rio del 2016”.
La crescita maggiore nel corso del 2011 è stata registrata dal settore alimentare (+3,9%), dai servizi (+2,7%) e dall’industria (+1,6%).
mercoledì 28 dicembre 2011
Non più Paese emergente
Una recente classifica posiziona il Brasile al sesto posto tra le più grandi economie al mondo.
Già da tempo era chiaro che parlare di paesi emergenti quando si tratta dei cosiddetti Paesi BRIC non è più possibile, dal momento in cui queste economie sono ormai “emerse”. A tal proposito la classifica realizzata da un gruppo di economisti del Centre for Economics and Business Research (CEBR), ha messo in evidenza il fatto che a trainare l’economia mondiale sono proprio questi paesi e non le economie occidentali, che stanno lentamente cedendo il posto ai primi. Dall’analisi risulta infatti che se da un lato gli Stati Uniti mantengono ancora il primo posto nella classifica delle più grandi economie a livello mondiale, dall’altro li seguono Cina e Giappone. Al quarto e al quinto posto compaiono Germania e Francia, i primi paesi del Vecchio Continente, seguiti al sesto posto dal Brasile, che è riuscito a superare il Regno Unito, che occupa ora il settimo posto.
Stando alle dichiarazioni del Ministro brasiliano dell’Economia, Guido Mantega, nel corso del 2012 il Pil del Paese aumenterà del 2,5% e grazie alla sua stabilità politica ed economica sarà sempre più in grado di competere a livello internazionale.
Il fondatore del CEBR, Douglas McWillis, ha commentato: “Il Brasile ha battuto per anni i Paesi europei al calcio, ma sconfiggerli sull’economia è un nuovo fenomeno. La nostra classifica mostra come stia cambiando la mappa economica del mondo, con Paesi asiatici e produttori di materie prime che danno la scalata ai primi posti e l’Europa che resta indietro”.
giovedì 10 novembre 2011
Sardegna e Brasile più vicini
Presentato sabato 29 ottobre, il progetto pilota “Sardegna Bahia: un nuovo modello socio economico di concorrenza al mercato” apre la strada a nuove prospettive.
Presentato nell’ambito dell’evento “Un abraço para o Brazil”, il progetto pilota “Sardegna Bahia: un nuovo modello socio economico di concorrenza al mercato” avvicina sempre più l’Italia, ed in particolare la Sardegna, al Brasile. Stando alle parole di Roberto Copparoni, referente area progetti dell’Organizzazione Non Governativa Amici Senza Confini, promotrice della manifestazione, “Abbiamo ritenuto di intervenire in quella specifica area del Brasile dove la convergenza di ben tre culture continentali, africana, sud americana ed europea, rende la prospettiva di azione assai interessante e per certi aspetti esclusiva”.
Il progetto “Sardegna-Bahia”, nato con l’obiettivo di non limitarsi all’esportazione di macchinari e capitali, ma anche di energia, esperienza, formazione e insegnamento, ha beneficiato anche del sostegno della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari; secondo la docente Annamaria Baldussi, da diversi anni impegnata nella tutela dei diritti umani e della cooperazione internazionale, “Il Brasile e la Russia, la Cina, l’India e, di recente acquisizione tra i grandi, il Sud Africa sono Paesi da considerarsi quasi dei continenti, non solo per l’ampiezza territoriale ma soprattutto per quella culturale intesa a 360°. […] Nonostante la grande crisi che anche il Brasile sta soffrendo, ha registrato, a fine 2010, una percentuale in termini di PIL così elevata da piazzarlo ai primi posti nella gerarchia mondiale”. Ad oggi il Brasile rappresenta l’unico Paese autonomo dal punto di vista delle risorse energetiche e la sua crescita è stata tale da portarlo ad avere una notevole importanza sulla scena internazionale e ad imporsi tanto sui mercati americani quanto su quelli europei. Ma se da un lato il Paese cresce a ritmi frenetici, dall’altro esiste ancora una profonda differenza tra la parte settentrionale più povera e quella meridionale più ricca. E proprio per ovviare a questo divario, è stato presentato il progetto “Sardegna-Bahia” inteso come un nuovo modello socio-economico di concorrenza al mercato, che prevede tra l’altro corsi di formazione in loco, borse di studio e l’allestimento di un centro di elaborazione dati per la gestione economica.
Il progetto “Sardegna-Bahia”, nato con l’obiettivo di non limitarsi all’esportazione di macchinari e capitali, ma anche di energia, esperienza, formazione e insegnamento, ha beneficiato anche del sostegno della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari; secondo la docente Annamaria Baldussi, da diversi anni impegnata nella tutela dei diritti umani e della cooperazione internazionale, “Il Brasile e la Russia, la Cina, l’India e, di recente acquisizione tra i grandi, il Sud Africa sono Paesi da considerarsi quasi dei continenti, non solo per l’ampiezza territoriale ma soprattutto per quella culturale intesa a 360°. […] Nonostante la grande crisi che anche il Brasile sta soffrendo, ha registrato, a fine 2010, una percentuale in termini di PIL così elevata da piazzarlo ai primi posti nella gerarchia mondiale”. Ad oggi il Brasile rappresenta l’unico Paese autonomo dal punto di vista delle risorse energetiche e la sua crescita è stata tale da portarlo ad avere una notevole importanza sulla scena internazionale e ad imporsi tanto sui mercati americani quanto su quelli europei. Ma se da un lato il Paese cresce a ritmi frenetici, dall’altro esiste ancora una profonda differenza tra la parte settentrionale più povera e quella meridionale più ricca. E proprio per ovviare a questo divario, è stato presentato il progetto “Sardegna-Bahia” inteso come un nuovo modello socio-economico di concorrenza al mercato, che prevede tra l’altro corsi di formazione in loco, borse di studio e l’allestimento di un centro di elaborazione dati per la gestione economica.
giovedì 8 settembre 2011
Il Pil brasiliano mantiene un trend positivo
Il Prodotto Interno Lordo brasiliano ha mantenuto un trend di crescita positivo anche nel corso del secondo trimestre 2011.
Come ha evidenziato Alexandre Tombini, il presidente della banca centrale brasiliana, la nazione carioca sta vivendo una fase di crescita economica piuttosto positiva: secondo recenti stime, il Pil brasiliano è incrementato di 0,8 punti percentuali nel corso del secondo trimestre 2011, un ritmo di crescita non particolarmente elevato ma che può comunque essere definito “sostenuto”. Il Paese sudamericano è riuscito ad avviare un ciclo virtuoso e l’attuale permanenza in quest’ultimo, molto probabilmente, contribuirà a mantenere il tasso di inflazione in linea con gli obiettivi che il governo si è posto per il 2012: le performance messe a segno, secondo gli esperti, sono infatti le più adeguate per far coincidere il bilancio interno ed esterno con uno scenario di convergenza inflazionistica nel prossimo anno.
Secondo le stime del Banco do Brasil, inoltre, la domanda interna, consentendo di mantenere i redditi e il fronte occupazionale al livello attuale, costituirà un supporto importante per l’economia verdeoro, almeno per quanto riguarda il futuro a breve termine.
lunedì 21 marzo 2011
Turismo in Brasile: verso i mondiali di calcio
Secondo il rapporto “Impatto Economico di Viaggi e Turismo 2011”, realizzato dal World Travel & Tourism Council, nel 2011 il settore turistico brasiliano rappresenterà il 3,3% del Pil. Si prevede inoltre un ulteriore aumento in occasione dei Mondiali di calcio e delle Olimpiadi.
Secondo il rapporto “Impatto Economico di Viaggi e Turismo 2011”, realizzato dal World Travel & Tourism Council, il settore turistico brasiliano rappresenterà il 3,3% del Pil nel 2011 e raggiungerà il 3,6% nel 2021. Durante l’anno in corso il Brasile ospiterà 5 milioni di turisti che spenderanno 12,5 miliardi di Reais (pari a circa 4,5 miliardi di euro).
Mario Moysés, presidente dell’Embratur, l’Ente brasiliano per il turismo, ha dichiarato che “Oltre alla coppa del Mondo e alle Olimpiadi , i prossimi eventi sportivi di rilevanza internazionale che attireranno molti visitatori, la stabilità economica e la nuova realtà sociale del Brasile ci offrono uno scenario favorevole per progettare l’evoluzione del turismo brasiliano nel prossimo decennio”. L’offerta turistica è oggi molto differenziata: non più soltanto spiagge, ma anche calcio, musica, città, fiere ed un ricco patrimonio naturale, culturale e gastronomico.
Se si tiene conto delle attività complementari al turismo, quali le infrastrutture e i servizi, l’impatto sul Pil sarà del 9,1% e gli investimenti raggiungeranno i 4,7 miliardi di Reais (pari a circa 2 miliardi di euro) che rappresenteranno, sempre secondo le previsioni, il 5,8% degli investimenti totali.
venerdì 10 settembre 2010
Brasile, cresce il reddito pro capite
Secondo il Ministro delle Finanze Guido Mantega, il reddito pro capite medio annuo dei cittadini brasiliani quest’anno potrebbe raggiungere i 10 mila dollari, una cifra sorprendente se si considera che, solo una decina di anni fa, era di circa 3 mila dollari.
In Brasile quindi, parallelamente all’aumento del livello di benessere sociale, è cominciata l’ascesa delle classi a basso reddito.
Il Ministro ha affermato: “è la solidità del mercato interno a aver dato impulso alla crescita del Brasile negli ultimi anni, permettendo al paese di uscire dalla crisi finanziaria internazionale piuttosto velocemente […] siamo sulla strada del benessere sociale. Attualmente vi è mobilità sociale in Brasile, cosa che non avviene in molti altri paesi. Ma abbiamo appena intrapreso questo cammino”. Mantega ha così voluto invitare alla prudenza, a tener presente che, malgrado il grande incremento, relativamente a questo ambito il Brasile rimane lontano dai numeri che si riscontrano nei paesi più sviluppati, dove il reddito si avvicina ai 30 mila dollari per abitante.
Si presume che il potere d'acquisto della classe intermedia supererà quest'anno il valore di 500 miliardi di dollari ed è molto probabile che la crescita dell’economia brasiliana superi il 7% e prosegua con un ritmo medio del 5,5% - 6% nei prossimi quattro anni.
Alla base della crescita vi sono gli ingenti investimenti predisposti dal governo, in particolare, il Ministro Mantega ha ricordato che sono stati investiti 120 miliardi di reais (circa 55 miliardi di euro) nel settore delle infrastrutture: “Oggi posso affermare che in Brasile abbiamo un ampio programma di investimenti. Abbiamo molti progetti in lista, il che facilita la nostra crescita”.Il buon andamento dell’economia brasiliana è testimoniato anche dal recente upgrade del Brasile nella scala di rischio della SACE che ha voluto premiare le politiche fiscali responsabili e l’impegno delle autorità nell’implementazione di riforme strutturali, ovvero quei provvedimenti che hanno consentito al Paese una crescita costante e sostenuta. La promozione alla categoria di rischio “bassa” avrà un impatto positivo sulle condizioni finanziarie che l’agenzia offrirà ai suoi clienti. Inoltre, l’offerta sarà presto arricchita dai cosiddetti “surety bonds”, strumenti che permetteranno alle imprese di partecipare alle gare d’appalto con le necessarie garanzie.
In Brasile quindi, parallelamente all’aumento del livello di benessere sociale, è cominciata l’ascesa delle classi a basso reddito.
Il Ministro ha affermato: “è la solidità del mercato interno a aver dato impulso alla crescita del Brasile negli ultimi anni, permettendo al paese di uscire dalla crisi finanziaria internazionale piuttosto velocemente […] siamo sulla strada del benessere sociale. Attualmente vi è mobilità sociale in Brasile, cosa che non avviene in molti altri paesi. Ma abbiamo appena intrapreso questo cammino”. Mantega ha così voluto invitare alla prudenza, a tener presente che, malgrado il grande incremento, relativamente a questo ambito il Brasile rimane lontano dai numeri che si riscontrano nei paesi più sviluppati, dove il reddito si avvicina ai 30 mila dollari per abitante.
Si presume che il potere d'acquisto della classe intermedia supererà quest'anno il valore di 500 miliardi di dollari ed è molto probabile che la crescita dell’economia brasiliana superi il 7% e prosegua con un ritmo medio del 5,5% - 6% nei prossimi quattro anni.
Alla base della crescita vi sono gli ingenti investimenti predisposti dal governo, in particolare, il Ministro Mantega ha ricordato che sono stati investiti 120 miliardi di reais (circa 55 miliardi di euro) nel settore delle infrastrutture: “Oggi posso affermare che in Brasile abbiamo un ampio programma di investimenti. Abbiamo molti progetti in lista, il che facilita la nostra crescita”.Il buon andamento dell’economia brasiliana è testimoniato anche dal recente upgrade del Brasile nella scala di rischio della SACE che ha voluto premiare le politiche fiscali responsabili e l’impegno delle autorità nell’implementazione di riforme strutturali, ovvero quei provvedimenti che hanno consentito al Paese una crescita costante e sostenuta. La promozione alla categoria di rischio “bassa” avrà un impatto positivo sulle condizioni finanziarie che l’agenzia offrirà ai suoi clienti. Inoltre, l’offerta sarà presto arricchita dai cosiddetti “surety bonds”, strumenti che permetteranno alle imprese di partecipare alle gare d’appalto con le necessarie garanzie.
lunedì 12 luglio 2010
L’economia brasiliana scoppia di salute
Il PIL brasiliano ha conosciuto nel primo trimestre 2010 tassi di crescita poco distanti da quelli cinesi: in particolare, un tasso di crescita del 2,7% rispetto al trimestre precedente e del 9% se calcolato su base annua. Octavio de Barros, capo economista del Banco Bradesco, una delle quattro maggiori banche del Brasile, prevede per il 2010 una crescita del 7,7%, dopo un 2009 in cui la recessione ha intaccato minimamente l’economia carioca (-0,2%). Secondo le stime del Banco Bradesco, l’aumento dei prezzi delle esportazioni del Brasile, in confronto con quelli delle importazioni, è stato tale da generare, a partire dal 2006, una crescita addizionale del PIL del 4,3%. Inoltre, negli otto anni in cui ha governato Lula, sono stati creati più di 12 milioni di posti di lavoro nel settore formale comportando un notevole calo della povertà (-43% dal 2003). Il potere d’acquisto dei brasiliani è il più alto degli ultimi 15 anni e la distribuzione del reddito, seppur ancora molto diseguale, è la migliore dal ritorno alla democrazia nel 1985.
Si nota il ruolo centrale assunto dai Paesi emergenti per quanto riguarda l'export: la Cina, in particolare, costituisce il primo mercato di sbocco dell’export brasiliano, superando Stati Uniti e Unione Europea.
In questo quadro, si teme il rischio di un surriscaldamento dell’economia: si prevede un rialzo dell’inflazione nei prossimi mesi portandola a fine anno sopra il 5,5%, cioè oltre al limite del 4,5% fissato dalla Banca centrale, già pronta ad alzare i tassi d’interesse.
Si nota il ruolo centrale assunto dai Paesi emergenti per quanto riguarda l'export: la Cina, in particolare, costituisce il primo mercato di sbocco dell’export brasiliano, superando Stati Uniti e Unione Europea.
In questo quadro, si teme il rischio di un surriscaldamento dell’economia: si prevede un rialzo dell’inflazione nei prossimi mesi portandola a fine anno sopra il 5,5%, cioè oltre al limite del 4,5% fissato dalla Banca centrale, già pronta ad alzare i tassi d’interesse.
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venerdì 9 aprile 2010
L’IBGE tira le somme sullo stato dell’economia brasiliana
Secondo i dati dell’IBGE, l’istituto di statistica brasiliano, lo scorso anno il PIL del Brasile ha registrato una variazione negativa dello 0,2% rispetto al 2008.
Negli ultimi anni il tasso di crescita che prende in esame 12 mesi consecutivi ha accelerato fino a raggiungere l’apice del 6,6% nel terzo trimestre del 2008. Successivamente si è verificato un rallentamento, fino ad arrivare al –1,0% nel terzo trimestre dello scorso anno e al –0,2% nel quarto.
Per quanto riguarda il settore agricolo e quello dell’allevamento, la diminuzione (-5,2%) è stata causata dalla riduzione di colture importanti, come il grano, il mais, il caffè e la soia (rispettivamente -16%, -13,5%, -12,8% e –4,8%).
Relativamente all’Industria tutte le attività hanno subito una diminuzione (-5,5%), la più grave si è registrata nell’industria della trasformazione (-7,0%) e nei servizi ad essa connessi: commercio all’ingrosso e al dettaglio (-1,2%) e trasporti, immagazzinamento e servizi postali (-2,3%). Anche il settore della costruzione civile è calato parecchio (-6,3%).
In merito al settore dei servizi (2,6%), i risultati sono stati particolarmente positivi per: intermediazione finanziaria e assicurazioni (6,5%), servizi di informazione (4,9%), amministrazione, salute ed educazione pubblica (3,2%) e servizi immobiliari e locazioni (1,4%).
Sul fronte della domanda, il commercio con l’estero ha perso peso: le esportazioni hanno registrato un calo del 10,3% e le importazioni dell’11,4%. La domanda interna invece è cresciuta, in particolare, la spesa del consumo delle famiglie è salita del 4,1% nel 2009: si tratta del sesto anno consecutivo di aumento.
Il tasso di investimento dello scorso anno è stato del 16,7% del PIL, il più basso dal 2006 (16,4%), mentre il tasso del risparmio ha raggiunto il 14,6% del PIL, il più basso dal 2001 (13,5%).
Con la variazione del PIL e la crescita dello 0,99% della popolazione residente, anche il PIL pro-capite si è abbassato dell’1,2%, attestandosi a 16.414 Reais (circa 6.840 Euro).
Negli ultimi anni il tasso di crescita che prende in esame 12 mesi consecutivi ha accelerato fino a raggiungere l’apice del 6,6% nel terzo trimestre del 2008. Successivamente si è verificato un rallentamento, fino ad arrivare al –1,0% nel terzo trimestre dello scorso anno e al –0,2% nel quarto.
Per quanto riguarda il settore agricolo e quello dell’allevamento, la diminuzione (-5,2%) è stata causata dalla riduzione di colture importanti, come il grano, il mais, il caffè e la soia (rispettivamente -16%, -13,5%, -12,8% e –4,8%).
Relativamente all’Industria tutte le attività hanno subito una diminuzione (-5,5%), la più grave si è registrata nell’industria della trasformazione (-7,0%) e nei servizi ad essa connessi: commercio all’ingrosso e al dettaglio (-1,2%) e trasporti, immagazzinamento e servizi postali (-2,3%). Anche il settore della costruzione civile è calato parecchio (-6,3%).
In merito al settore dei servizi (2,6%), i risultati sono stati particolarmente positivi per: intermediazione finanziaria e assicurazioni (6,5%), servizi di informazione (4,9%), amministrazione, salute ed educazione pubblica (3,2%) e servizi immobiliari e locazioni (1,4%).
Sul fronte della domanda, il commercio con l’estero ha perso peso: le esportazioni hanno registrato un calo del 10,3% e le importazioni dell’11,4%. La domanda interna invece è cresciuta, in particolare, la spesa del consumo delle famiglie è salita del 4,1% nel 2009: si tratta del sesto anno consecutivo di aumento.
Il tasso di investimento dello scorso anno è stato del 16,7% del PIL, il più basso dal 2006 (16,4%), mentre il tasso del risparmio ha raggiunto il 14,6% del PIL, il più basso dal 2001 (13,5%).
Con la variazione del PIL e la crescita dello 0,99% della popolazione residente, anche il PIL pro-capite si è abbassato dell’1,2%, attestandosi a 16.414 Reais (circa 6.840 Euro).
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