Decine di migliaia in piazza contro le spese del governo previste per i Mondiali 2014. Con lo slogan “Non è per pochi centesimi ma per i diritti” si alza la protesta.
La Rivolta dell’aceto, così chiamata per l’ampio uso del condimento per mitigare gli effetti del gas lacrimogeno lanciato dalle forze dell’ordine, si è diffusa in poco tempo nelle principali città brasiliane. Decine di migliaia di giovani, grazie a social network come Facebook si sono dati appuntamento nelle strade di San Paolo, Brasilia, Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Fortaleza, Salvador per quella che è stata definita dai quotidiani locali, la più grande manifestazione brasiliana dal 1992. Se allora si scese in piazza anno per schierarsi contro la corruzione del governo dell’ex presidente del Brasile, Fernando Collor de Mello, ora i motivi sono altri.
Secondo i manifestanti a fronte di una spesa straordinaria per le grandi opere e per i mondiali di calcio 2014, mancano servizi di base rivolti alla popolazione. Particolarmente contestato è il rincaro dei prezzi dei trasporti pubblici, saliti a San Paolo da 3 a 3,20 reais negli scorsi giorni.
Il movimento 'Copa pra quem' (Il mondiale per chi?) accusa a sua volta il governo federale di aver sfrattato migliaia di famiglie per far posto a parcheggi e nuove strutture che ospiteranno l’anno prossimo i tifosi di tutto il mondo.
A San Paolo, dove le manifestazioni sono iniziate giovedì scorso, si è tenuto oggi il corteo più numeroso (circa 30 mila persone). Incidenti si sono registrati a Belo Horizonte dove squadre antisommossa della polizia militare hanno usato pallottole di gomma e gas lacrimogeno per disperdere la folla che tentava di avvicinarsi allo stadio Mineirao. A Brasilia, invece oltre duecento dimostranti sono saliti sul tetto del Parlamento e hanno annunciato che rimarranno lì ad oltranza. "Il parlamento è nostro", gridano i manifestanti.
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martedì 18 giugno 2013
giovedì 3 novembre 2011
Annunciate misure per uno sviluppo più sostenibile
La Presidente Dilma Roussef ha annunciato importanti interventi al fine di garantire uno sviluppo economico del Paese più sostenibile.
Alla vigilia del prossimo G-20 in programma il 3 e il 4 novembre a Cannes, la Presidente Dilma Roussef ha manifestato la volontà da parte del Governo di Brasilia di attivarsi allo scopo di favorire una crescita economica in linea con un miglioramento a livello sociale.
Stando a quanto affermato dalla stessa di fronte a un gruppo di imprenditori di San Paolo, per fronteggiare e superare la crisi globale si rendono indispensabili misure finanziarie urgenti collegate non solo a politiche di inclusione sociale, ma anche a investimenti volti a creare posti di lavoro e reddito. La Presidente ha altresì dichiarato di “essere convinta che la riduzione delle disuguaglianze, con politiche fiscali e monetarie responsabili, sia una parte fondamentale della soluzione”. Le diverse opportunità di sviluppo economico sostenibile verranno discusse nell’ambito della Conferenza “Rio+20” in programma dal 28 maggio al 6 giugno 2012 a Rio de Janeiro.
Di recente il Paese si è inoltre dimostrato disponibile a partecipare ad un pacchetto di aiuti destinati all’Eurozona ed erogati dal Fondo Monetario Internazionale.
martedì 25 ottobre 2011
Il Brasile lima il Selic di 50 base
Il 20 ottobre scorso il Brasile ha annunciato una riduzione di 50 punti base del tasso di riferimento (Selic), che è sceso all’11,5%.
Pochi mesi fa il Fondo Monetario Internazionale aveva ridotto le prospettive di crescita del Brasile di circa mezzo punto percentuale, a 4,12% nel 2011 e al 3% nel 2012; ora anche il colosso sudamericano sembra temere “il contagio” della crisi economica propagata da Stati Uniti ed Europa.
Il 20 ottobre scorso il Paese verdeoro ha annunciato una riduzione di 50 punti base del tasso di riferimento (Selic), che è sceso all’11,5%; si tratta della seconda riduzione in meno di due mesi: la Banca Centrale del Brasile aveva limato o tassi anche il 31 agosto. La scelta di insistere su tale linea comporta alcuni rischi, in primo luogo, l’aumento dell’inflazione. I prezzi, infatti, continuano a salire, tant’è che l’aumento tendenziale del 6,5% annuo, rilasciato dall’istituto di statistica brasiliano, è superiore all’obiettivo del 4,5% fissato dal Governo. Il presidente della Banca Centrale, Alexandre Tombini, e il Copom, il Comitato di politica monetaria, auspicano che il rallentamento internazionale sia sufficiente a contenere le spinte sui prezzi.
Gli analisti brasiliani valutano “prematura” la scelta di Tombini e la considerano come una conseguenza della sua eccessivamente dipendenza dal presidente Dilma Rousseff e dal potente Partito dei lavoratori.
La crescita brasiliana dipende principalmente dall’andamento di tre settori: agrobusiness, costruzioni e finanza. In ogni caso, non si prospetta facile per il Paese la sfida di allontanare lo spettro dell’inflazione e mantenere solida la ripresa.
martedì 4 ottobre 2011
La Rousseff assicura il sostegno brasiliano all’Ue
Il presidente brasiliano Dilma Rousseff, in missione in Europa, ha voluto proporre spunti per superare le fasi più ostili della congiuntura dei Paesi Ue maggiormente minacciati dalla crisi.
Il presidente brasiliano Dilma Rousseff, in occasione del vertice bilaterale Ue-Brasile svoltosi a Bruxelles nei giorni scorsi, ha voluto esporre il proprio punto di vista circa le difficoltà presenti in alcuni paesi Ue e ha suggerito possibili soluzioni sulla base dall’esperienza brasiliana. La Rousseff, in particolare, ha ricordato le politiche di bilancio che il Brasile ha varato negli anni Ottanta, quelle che hanno provocato gravi danni macroeconomici al Paese: “le misure troppo restrittive rischiano di provocare un avvitamento, un aggravamento […] è difficile uscire dalla crisi senza aumentare i consumi e sostenere la crescita del Pil”. Per superare la crisi del debito sovrano, quindi, non sono sufficienti gli interventi di aggiustamento dei conti pubblici ma è necessario creare nuovi posti di lavoro e far aumentare il gettito fiscale. Inoltre, la Rousseff ha assicurato che “il Brasile è pronto ad assumersi le sue responsabilità nel quadro di uno spirito di collaborazione” con l'Ue. Nei prossimi giorni si svolgerà una riunione dei ministri delle Finanze dell'Unione dei Paesi sudamericani (Unasur) per arrivare a una posizione comune su questo fronte.
Il colosso sudamericano, che solo pochi anni fa chiedeva aiuti al Fondo monetario internazionale e alle altre istituzioni sopranazionali, ora è talmente forte, e soprattutto consapevole della sua forza, da voler allentare i rapporti con gli altri Brics. Il merito dell’upgrading dell’economica brasiliana e del peso che ora il Paese ha ottenuto anche sul piano internazionale - che oggi consente alla Rousseff di elargire consigli sulle possibili soluzioni per la crisi dei Paesi Ue - va indubbiamente attribuito alle scelte politiche dell’ex presidente Lula.
venerdì 16 settembre 2011
I Brics e il piano di aiuti all’Europa
I rappresentanti dei paesi Brics - Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica - dal 23 al 25 settembre, si riuniranno a Washington per discutere il piano di aiuti all’Europa.
In seguito alla crisi statunitense dei subprime, ha avuto inizio il processo che ha portato, da un lato, alla retrocessione delle economie “mature” e, dall’altro, all’avanzamento di quelle “emergenti”. Ora che i Brics valutano il loro piano di aiuti all’Europa, molti, soprattutto in Occidente, si stanno chiedendo se saranno davvero gli “emergenti”, i cui redditi pro-capite sono di molto inferiori a quelli dei Paesi che vogliono aiutare, a sollevare le sorti l’Europa.
Christine Lagarde, capo del Fmi, non è preoccupata dall’idea che un aiuto concreto all’Europa possa arrivare dai Brics e ritiene che, in un momento di crisi fortissima del debito della zona euro, si tratti di un “interessante sviluppo”.
Tuttavia, all’interno degli “emergenti” le posizioni e le opzioni sono differenti. La Russia, per esempio, non trae alcun beneficio dall’instabilità europea e molto probabilmente non varerà interventi diretti per sostenere i Paesi più deboli (come Grecia, Spagna e Italia), ma darà il proprio contributo attraverso il Fmi. Pechino è il più grande detentore di debito pubblico Usa e ora guarda anche all’Italia: procedono i contatti tra il governo italiano e una delegazione di quello cinese disposta ad acquistare anche il debito del Belapese; la Cina dispone della maggior quantità di riserve in valuta straniera al mondo. Dilma Rousseff, presidente del Brasile, in riferimento alla crisi del debito europeo ha dichiarato: “il problema non è la mancanza di fondi bensì la mancanza di decisioni politiche per effettuare investimenti”. Secondo quanto riporta il quotidiano brasiliano Valor, il Paese verdeoro potrebbe intervenire aumentando le sue riserve internazionali attraverso l’acquisto di obbligazioni in euro, investendo in Gran Bretagna e in quello che è considerato il Paese più solido, la Germania.
giovedì 26 maggio 2011
Il “nuovo” Brasile e l’Italia
Martedì 24 maggio si è tenuta, presso la sede dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) a Milano, la conferenza internazionale “Il nuovo Brasile e l’Italia”.
Martedì 24 maggio si è tenuta, presso la sede dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) a Milano, la conferenza internazionale “Il nuovo Brasile e l’Italia”. Hanno partecipato alla tavola rotonda, moderata da Alessandro Merli, giornalista de Il sole 24 Ore: Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli & C., Vittorio Ghisolfi, Presidente di Mossi & Ghisolfi, Antonio Calabrò, Direttore della Fondazione Pirelli e Roberto Formigoni, Presidente dei Regione Lombardia. L’iniziativa si inserisce nel programma della V Conferenza Nazionale Italia America Latina e Caraibi ed è stata organizzata in collaborazione con RIAL (Rete Italia America Latina). L’incontro prende spunto dalla pubblicazione del libro “Bandeirantes. Il Brasile alla conquista dell’economia mondiale”, scritto da Antonio e Carlo Calabrò che racconta un Brasile moderno e competitivo sui mercati internazionali, forte della continuità politica e della crescita demografica.
Il Brasile è un paese dalle grandi potenzialità, che è passato da semplice esportatore di materie prime a produttore industriale, un paese che investe nelle fonti alternative per raggiungere l’indipendenza energetica e che gode di una continuità politica da oltre 20 anni. Il paese sudamericano ha raggiunto una crescita del 7,5% nel 2010, le ragioni di questa performance vanno ricercate essenzialmente in tre fattori, quali: l’ascesa di una nuova classe media, la popolazione relativamente giovane e in crescita e, ultimo ma non meno importante le esportazioni di commodity.
Il rischio paese, inoltre, è stato recentemente rivisto da Fitch Ratings che lo ha portato a BBB e da Standards & Poor, la quale ha portato da stabili a positive le prospettive sul debito estero del paese ''ed e' atteso un rialzo del rating nei prossimi 6-12 mesi'', ha anticipato Carlo Calabrò, capo della Governance di Banco Votorantim.
È stato inoltre affrontato il tema dell’energia: il Brasile punta alla differenziazione delle risorse energetiche alternative. Una svolta viene dall’azienda italiana Mossi & Ghisolfi, leader nelle biotecnologie, che ha investito in Brasile per sviluppare la tecnologia per ricavare bioetanolo dagli scarti della canna da zucchero, ottenendo ottimi risultati. Il Brasile, infatti, necessita di investimenti nelle nuove tecnologie e di personale altamente qualificato.
Il “nuovo Brasile” di Dilma Rousseff ha un potenziale ancora inesplorato e le imprese italiane, forti delle affinità culturali, degli accordi bilaterali esistenti, delle migliori tecnologie e della dinamicità delle imprese, possono cogliere immense opportunità.
mercoledì 27 aprile 2011
PMI brasiliane: motore della crescita economica
È giunta al Congresso la proposta di legge per la creazione di una Segreteria rivolta alle delle piccole e medie imprese brasiliane, obiettivo principale sarà di creare nuove opportunità, fornire un supporto strategico e favorirne lo sviluppo.
L’economia brasiliana è surriscaldata e l’inflazione alle stelle. Diverse misure antinflazionistiche sono state messe in atto per contenere il fenomeno ma l’apprezzamento del real rispetto al dollaro causa una perdita di competitività delle imprese brasiliane a livello internazionale. A soffrire sono, in particolare, le cosiddette PME (Pequenas e Médias Empresas).
All’inizio del mese di aprile la presidente Dilma Rousseff, sensibile alle problematiche relative all'imprenditorialità, ha presentato al Congresso un disegno di legge (PL 865/11) inerente la creazione di una Segreteria rivolta alle piccole e medie imprese brasiliane. Il nuovo organo di governo si prefiggerà come obiettivo di creare nuove opportunità, fornire un supporto strategico, favorire lo sviluppo e la crescita delle PME e degli artigiani brasiliani, anche attraverso la partecipazione alle esportazioni. Si occuperà, inoltre, della gestione di cooperative e associazioni urbane, dell’elaborazione di strategie relative allo sviluppo di sistemi produttivi locali e di progetti inerenti la formazione.
La proposta modifica la legge 10.683/03, relativa all’organizzazione della Presidenza dei Ministri. Secondo quanto comunicato, il costo per il bilancio dell’Unione dovrebbe raggiungere 6,5 milioni di reais nel 2011 e 7,9 milioni di reais nel 2012.
giovedì 21 aprile 2011
Partnership strategica tra emergenti: Brasile e Cina
Brasile e Cina hanno rafforzato la collaborazione politica e gli scambi commerciali. Durante il recente incontro ufficiale i due capi di stato hanno firmato otto accordi di cooperazione che coinvolgono diversi settori quali la difesa, la tecnologia e lo sport, annunciando, inoltre, la firma di 13 accordi economici.
Brasile e Cina hanno rafforzato la collaborazione politica e gli scambi commerciali. I rapporti tra i due giganti emergenti, intensificatisi a partire dal 2009, hanno ricevuto una spinta in seguito all’incontro ufficiale nella Grande Sala del Popolo di Pechino, tra il presidente cinese Hu Jintao e la presidente Rousseff, per la prima volta in visita in Cina. In tale occasione i due capi di stato hanno firmato otto accordi di cooperazione che coinvolgono diversi settori quali la difesa, la tecnologia e lo sport, annunciando, inoltre, la firma di 13 accordi economici che comprendono, tra gli altri, l’acquisto da parte cinese di trentacinque velivoli commerciali della Embraer, per il valore totale di 1,4 miliardi di dollari. La presidente Rousseff ha auspicato che i rapporti tra i due Paesi facciano un salto di qualità anche se ha evitato il tema scottante delle valute. Non mancano i malcontenti per questa partnership, in particolare da parte delle aziende manifatturiere brasiliane che vedono nella svalutazione dello yuan, un fattore di minaccia alla loro competitività.
La Cina è diventata il principale partner commerciale del Brasile e gli scambi commerciali, nel 2010, hanno raggiunto il valore di 56 miliardi di dollari. I prodotti oggetto delle esportazioni sono i semi di soia e il minerale di ferro ma si prevede che aumenterà anche la domanda di mais e agrumi freschi. Il Ministro dell’Agricoltura Brasiliano, Wagner Rossi, ha inoltre dichiarato che la Cina ha aperto il proprio mercato alle importazioni di carne proveniente dal Brasile: "La decisione è stata approvata a livello tecnico e sarà formalmente annunciata nelle prossime settimane", ha anticipato il ministro. La Cina, che rappresenta il maggiore produttore e consumatore mondiale di carne di maiale, ha anche autorizzato, per la prima volta, le importazioni di carne di suino dal Brasile.
Dall’altro lato, la Cina, che è il maggiore investitore in Brasile, si è dimostrata molto interessata a investire nelle opere di miglioramento e risanamento infrastrutturale, nel settore dei trasporti e delle comunicazioni brasiliane. "La partnership strategica tra Cina e Brasile è diventato un esempio per la cooperazione tra paesi emergenti", ha dichiarato il presidente cinese Hu Jintao.
venerdì 15 aprile 2011
Nuovi impianti per la produzione di IPad in Brasile.
Foxconn ha recentemente comunicato di voler costruire un impianto di produzione in Brasile al fine di evitare l’ostacolo dell’elevata tassazione sulle importazioni.
Foxconn International Holding LTD, il colosso taiwanese produttore degli iGadget della Apple, ha recentemente comunicato di voler costruire un impianto di produzione in Brasile. Tale investimento, del valore di circa 15 miliardi di dollari, permetterà all’azienda di raggiungere direttamente il mercato brasiliano, senza dover subire un importante rincaro dovuto alla pesante tassazione sulle importazioni di prodotti tecnologici. L’IPad, infatti, costa in media 860$ in Brasile contro i 400$ negli Stati Uniti.
La stessa presidente del Brasile Dilma Roussef, durante il recente viaggio in Cina, ha sottolineato l’importanza della diffusione della tecnologia come mezzo di comunicazione, di educazione e di sviluppo del paese sudamericano. I tablet rappresentano uno strumento sufficientemente economico per promuovere l’accesso a internet per la classe medio-bassa, che conta circa 90 milioni di abitanti. I consumatori brasiliani hanno mostrato una forte propensione all’acquisto di prodotti tecnologici e rappresentano un mercato con grandi potenzialità di business.
giovedì 17 marzo 2011
Le importazioni cinesi risultano dannose per l’economia brasiliana
La neoeletta presidente del Brasile Dilma Rousseff ha incontrato, venerdì scorso, i dirigenti sindacali in seguito alle pressioni gli imprenditori brasiliani affinché il governo attivi dei controlli più rigorosi sui prodotti importati dalla Cina, sia per quanto riguarda la qualità che la sicurezza degli stessi.
Dal 2009 la Cina è diventata il maggior partner commerciale del Brasile, davanti agli Stati Uniti ma la presidente ha espresso la propria preoccupazione riguardo i rapporti commerciali con il colosso asiatico in quanto si sarebbe creato uno squilibrio commerciale e la quantità e tipologia di beni importati risulterebbe dannosa per l’economia domestica.
Secondo quanto reso noto dal presidente dell’Associazione Nazionale degli Importatori Tessili, l’80% dei costumi di Carnevale in mostra a Rio sono stati importati dalla Cina: cosa impensabile una decina d’anni fa. Le importazioni cinesi hanno invaso l’America Latina, favorite da un lato dalla rivalutazione del real, e dall’altro dalla carenza di attrezzature e macchinari adeguati alla produzione industriale brasiliana.
La domanda è in forte ascesa e l’industria, specialmente quella tessile, non riesce a competere con i prezzi cinesi che riescono a raggiungere il 40% in meno rispetto a quelli brasiliani. Nel 2010 il Brasile ha registrato un surplus commerciale di 5,2 miliardi di dollari con la Cina ma, come evidenziato dall’Associazione Nazionale degli Importatori Tessili, il Real risulta essere meno competitivo della moneta cinese del 40%. Al contrario la mancanza della libera fluttuazione dello yuan cinese garantisce a Pechino un vantaggio del 30% sui prezzi brasiliani. Dilma Rousseff ha in programma una visita ufficiale in Cina il 10 aprile, durante la quale incontrerà il presidente cinese Hu Jintao e successivamente sarà presente al vertice del gruppo BRIC (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa).
I media brasiliani hanno anticipato che il governo ha intenzione di limitare o addirittura vietare la concessione di esenzioni fiscali sulle importazioni, nel tentativo di stimolare l’industria nazionale. Tale misura farebbe parte della proposta di riforma fiscale del governo, in esame ad aprile.
giovedì 17 febbraio 2011
La reazione del governo brasiliano alle inondazioni
Il Nordest del Brasile è stato recentemente colpito da una grave alluvione che ha causato, nel complesso, danni per circa 2 miliardi di real. Nel progetto di ricostruzione resta di primaria importanza una mappatura precisa delle aree a rischio ed un piano efficiente di prevenzione dei disastri naturali.
Il Nordest del Brasile è stato recentemente colpito da una grave alluvione che ha causato danni inestimabili, sia a livello umano che economico. Il Governo brasiliano, guidato dalla neo-eletta Dilma Rousseff, ha confermato che la ricostruzione inizierà in tempi rapidi. Nel complesso, le perdite economiche sono state stimate intorno ai 2 miliardi di real. Nel progetto di ricostruzione di abitazioni e infrastrutture resta di primaria importanza una mappatura precisa delle aree a rischio ed un piano efficiente di prevenzione dei disastri naturali.
I danni di maggiore rilevanza sono stati registrati nella viabilità, nell’attività agricola, nelle infrastrutture, nel trasporto aereo (il 45,5% degli scali all’aeroporto di Guarulhos hanno subito ritardi importanti) e nelle attività commerciali, causando una ricaduta importante sull’economia ed in particolare sull’inflazione.
Secondo un’indagine della Federação das Indústrias do Estado de São Paulo (FIESP), è emerso che ogni mese le inondazioni causano danni economici quantificabili intorno a 1,3 miliardi di real. Una tra le maggiori cause di queste catastrofi ambientali va ricercata, senza dubbio, nell’abuso edilizio: secondo i geologi brasiliani, gli smottamenti sono causati dalla mancanza di un piano urbanistico adeguato.
Nel quadro di un piano di investimenti a lungo termine, il Governo brasiliano coinvolgerà enti, istituzioni, imprese pubbliche e private, nazionali e internazionali con l’obiettivo di stimolare la ripresa economica delle aree maggiormente colpite e favorire uno sviluppo corretto e sostenibile delle aree a rischio.
giovedì 3 febbraio 2011
Obama visiterà il Brasile: nuovi equilibri tra Washington e Brasilia
Nel discorso sullo Stato dell’Unione il Presidente degli Stati Uniti, ha annunciato che, nel mese di marzo, effettuerà un viaggio in Sudamerica. Si tratta di un’ottima occasione per riallacciare le relazioni con il Paese verdeoro.
Nel discorso sullo Stato dell’Unione, tenuto martedì notte, il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato che, nel mese di marzo, effettuerà un viaggio in Sudamerica toccando Cile, El Salvador e Brasile. Il Presidente degli Stati Uniti visiterà il Brasile dopo anni di assenza. Durante la presidenza di Inacio Luis Lula da Silva, infatti, Obama non ha mai effettuato visite nel Paese verdeoro a causa delle forti tensioni tra i due Paesi, dovute a diversi fattori economico-politici: si pensi, solo per citarne alcuni, alla politica brasiliana in favore dell’Iran ed alla correlata posizione sul nucleare. La nuova presidenza di Dilma Rousseff riapre, dunque, un nuovo dialogo tra Washington e Brasilia.
Il Brasile rappresenta l’ottava potenza mondiale e si rende necessario, per il Presidente degli Stati Uniti, rivedere la propria posizione al fine di rilanciare gli scambi commerciali tra i Paesi e favorire gli investimenti, in particolare nel settore delle energie rinnovabili e nelle infrastrutture, in vista dei prossimi mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi del 2016. In tal senso, il contributo di maggiore rilevanza da parte degli Stati Uniti riguarderà, senza dubbio, la lotta ai narcotrafficanti ed il problema della sicurezza.
Dal punto di vista economico, nell’ultimo decennio, la Cina è diventata il partner economico privilegiato del Brasile e molti analisti vedono l’avvicinamento di Obama al Brasile come risposta alla conquista del mercato da parte dei cinesi. Il Brasile offre, infatti, opportunità appetibili per quanto riguarda la disponibilità di materie prime, principalmente petrolio e gas.
La visita in Brasile del Presidente americano rappresenta, dunque, un chiaro segnale di apertura al dialogo in un’ottica di rinnovamento delle relazioni politiche ed economiche specialmente considerando il fatto che i mercati emergenti Bric cresceranno del 6% nel 2011 contro il 3% degli Stati Uniti e il 2% dell’Europa.
mercoledì 29 dicembre 2010
Inflazione e spesa pubblica: prime sfide per Dilma Rousseff
Dilma Rousseff inizierà il suo mandato il 1° gennaio 2011. Lo scenario economico appare positivo vista la crescita attuale del PIL a “ritmi cinesi” del 7,5%, ma questa ascesa vertiginosa potrebbe portare al surriscaldamento dell’economia e ad un conseguente aumento dell’inflazione.
Dilma Rousseff, nuovo Presidente del Brasile, inizierà il proprio mandato il 1° gennaio 2011 e sarà alla guida di un Paese la cui economia chiuderà il 2010 con risultati estremamente positivi: si registra una generale ripresa dalla crisi, il PIL cresce a “ritmi cinesi” pari ad un tasso del 7,5%, la disoccupazione sta calando, i prezzi delle materie prime esportate aumentano, gli investimenti esteri segnano una ripresa e la domanda interna aumenta.
Nella realtà dei fatti questo trend positivo nasconde il rischio concreto di un surriscaldamento dell’economia con un conseguente aumento del costo del denaro. Secondo le previsioni di numerosi economisti già a metà 2011 l’inflazione potrebbe raggiungere il livello massimo dell’inflation targeting stabilito al 6,5%. La manovra antinflazionistica non sarà soltanto una sfida da un punto di vista meramente economico, ma soprattutto politico. Il presidente uscente Lula, che ha riscosso un tasso di gradimento record pari all’87%, ha fatto della lotta all’inflazione il proprio cavallo di battaglia e se il nuovo presidente non dovesse riuscire a contenere l’inflazione rischierebbe di perdere l’appoggio della fascia più povera della popolazione, che rappresenta la parte più consistente del suo elettorato.
Il Ministro del Tesoro Guido Mantega ha annunciato che per aiutare la Banca Centrale a controllare il tasso di inflazione si rende necessario un piano di contenimento della spesa pubblica che coinvolgerà tutti i Ministeri. La manovra non interesserà i progetti prioritari dei vari dicasteri, che vengono in questo modo garantiti, ma prevede il taglio o il rinvio a tempi successivi delle iniziative non ancora attuate. Per quanto riguarda la PAC (Programma di Accelerazione della Crescita), vengono garantiti i progetti già in fase di attuazione, tra cui la “Bolsa-Familia” (programma assistenziale per i ceti più deboli). Secondo il Ministro Mantega, attraverso questa manovra “il contenimento delle spese offre uno spazio ragionevole per la riduzione del tasso ufficiale di sconto”. Secondo le previsioni il 2011 sarà un anno in salita per il Brasile, nonostante ciò la crescita non si fermerà ma al contrario prevede una crescita del PIL attorno al 4,5%.
Dilma Rousseff, nuovo Presidente del Brasile, inizierà il proprio mandato il 1° gennaio 2011 e sarà alla guida di un Paese la cui economia chiuderà il 2010 con risultati estremamente positivi: si registra una generale ripresa dalla crisi, il PIL cresce a “ritmi cinesi” pari ad un tasso del 7,5%, la disoccupazione sta calando, i prezzi delle materie prime esportate aumentano, gli investimenti esteri segnano una ripresa e la domanda interna aumenta.
Nella realtà dei fatti questo trend positivo nasconde il rischio concreto di un surriscaldamento dell’economia con un conseguente aumento del costo del denaro. Secondo le previsioni di numerosi economisti già a metà 2011 l’inflazione potrebbe raggiungere il livello massimo dell’inflation targeting stabilito al 6,5%. La manovra antinflazionistica non sarà soltanto una sfida da un punto di vista meramente economico, ma soprattutto politico. Il presidente uscente Lula, che ha riscosso un tasso di gradimento record pari all’87%, ha fatto della lotta all’inflazione il proprio cavallo di battaglia e se il nuovo presidente non dovesse riuscire a contenere l’inflazione rischierebbe di perdere l’appoggio della fascia più povera della popolazione, che rappresenta la parte più consistente del suo elettorato.
Il Ministro del Tesoro Guido Mantega ha annunciato che per aiutare la Banca Centrale a controllare il tasso di inflazione si rende necessario un piano di contenimento della spesa pubblica che coinvolgerà tutti i Ministeri. La manovra non interesserà i progetti prioritari dei vari dicasteri, che vengono in questo modo garantiti, ma prevede il taglio o il rinvio a tempi successivi delle iniziative non ancora attuate. Per quanto riguarda la PAC (Programma di Accelerazione della Crescita), vengono garantiti i progetti già in fase di attuazione, tra cui la “Bolsa-Familia” (programma assistenziale per i ceti più deboli). Secondo il Ministro Mantega, attraverso questa manovra “il contenimento delle spese offre uno spazio ragionevole per la riduzione del tasso ufficiale di sconto”. Secondo le previsioni il 2011 sarà un anno in salita per il Brasile, nonostante ciò la crescita non si fermerà ma al contrario prevede una crescita del PIL attorno al 4,5%.
venerdì 19 novembre 2010
La priorità del Brasile: una società egualitaria
Il processo elettorale brasiliano ha confermato il consolidamento della democrazia nel colosso dell’America Latina, la capacità di confronto delle idee e dei programmi presentati dai candidati e la capacità critica della popolazione.
Con la Rousseff, il Brasile ha scelto ancora la linea progressista rigorosa di sinistra incarnata da Lula, affinché si riduca ulteriormente la povertà e vengano mitigate le disuguaglianze sociali.
I dati emersi da un’indagine denominata “Conflitos no Campo”, effettuata dalla Commissione Pastorale della Terra (Cpt), dimostrano che, nei primi sette mesi del 2010, sono aumentati i conflitti sociali in Brasile: si tratta per lo più relativi all’incremento di episodi di violenza nei confronti di indigeni, piccoli agricoltori e comunità contadine. La causa scatenante di tali scontri è soprattutto l’oro blu. Nel 2009, i conflitti legati all’acqua sono stati 22: dal 1° gennaio al 31 luglio di quest’anno sono stati 29; inoltre, il numero delle famiglie coinvolte in tali contese è passato da 20.000 a più di 25.000. La maggior parte degli scontri legati all’acqua sono causati dalla costruzione delle dighe che, nel 2010, interessano 14 dei 26 stati che compongono la Federazione Brasiliana.
Una delle ragioni che hanno spinto la popolazione verdeoro a votare l’erede di Lula è la promessa dell’impegno per una società egualitaria: la Roussef si è incaricata della gestione del progetto Minha casa, Minha vida che prevede la costruzione di nuove case e la ristrutturazione delle villas (più comunemente chiamate favelas), immensi villaggi caratterizzati da situazioni di grave degrado e violenza, creatisi in seguito all’eliminazione della schiavitù (1888), a causa dell’indifferenza nei confronti dei milioni di schiavi neri e indios che, malgrado avessero ottenuta la libertà, si ritrovarono senza risorse e ancora discriminati. In questi ultimi 8 anni si è cercato di far fronte al debito interno attraverso una politica sociale inclusiva, che ha consentito a milioni di brasiliani di uscire dalla povertà, incrementando la classe media: tali provvedimenti non hanno impedito all’industria nazionale e agli investimenti provenienti dall’estero di trovare nella realtà economica verdeoro un contesto favorevole, ricco di opportunità.
Con la Rousseff, il Brasile ha scelto ancora la linea progressista rigorosa di sinistra incarnata da Lula, affinché si riduca ulteriormente la povertà e vengano mitigate le disuguaglianze sociali.
I dati emersi da un’indagine denominata “Conflitos no Campo”, effettuata dalla Commissione Pastorale della Terra (Cpt), dimostrano che, nei primi sette mesi del 2010, sono aumentati i conflitti sociali in Brasile: si tratta per lo più relativi all’incremento di episodi di violenza nei confronti di indigeni, piccoli agricoltori e comunità contadine. La causa scatenante di tali scontri è soprattutto l’oro blu. Nel 2009, i conflitti legati all’acqua sono stati 22: dal 1° gennaio al 31 luglio di quest’anno sono stati 29; inoltre, il numero delle famiglie coinvolte in tali contese è passato da 20.000 a più di 25.000. La maggior parte degli scontri legati all’acqua sono causati dalla costruzione delle dighe che, nel 2010, interessano 14 dei 26 stati che compongono la Federazione Brasiliana.
Una delle ragioni che hanno spinto la popolazione verdeoro a votare l’erede di Lula è la promessa dell’impegno per una società egualitaria: la Roussef si è incaricata della gestione del progetto Minha casa, Minha vida che prevede la costruzione di nuove case e la ristrutturazione delle villas (più comunemente chiamate favelas), immensi villaggi caratterizzati da situazioni di grave degrado e violenza, creatisi in seguito all’eliminazione della schiavitù (1888), a causa dell’indifferenza nei confronti dei milioni di schiavi neri e indios che, malgrado avessero ottenuta la libertà, si ritrovarono senza risorse e ancora discriminati. In questi ultimi 8 anni si è cercato di far fronte al debito interno attraverso una politica sociale inclusiva, che ha consentito a milioni di brasiliani di uscire dalla povertà, incrementando la classe media: tali provvedimenti non hanno impedito all’industria nazionale e agli investimenti provenienti dall’estero di trovare nella realtà economica verdeoro un contesto favorevole, ricco di opportunità.
venerdì 12 novembre 2010
Al G-20 il Brasile accusa di protezionismo gli Usa
In occasione di uno dei dibattiti svoltisi nell’ambito del G-20 di Seul, il presidente brasiliano Lula e la neo eletta Dilma Rousseff, hanno criticato il protezionismo economico statunitense.
Il vertici della Federal Riserve, la banca centrale statunitense, hanno predisposto la stampa di 600 miliardi di dollari per acquistare obbligazioni del Tesoro americano. Tale provvedimento è finalizzato ad abbassare i tassi di interesse e a sradicare i due più gravi problemi dell’economia statunitense: crisi del settore immobiliare e disoccupazione. L’immissione di nuove banconote avrà l’effetto di indebolire la valuta americana e, di conseguenza, renderà i prodotti made in Usa molto più competitivi sui mercati mondiali, sfavorendo quei Paesi che –come la Germania, il Brasile e il Giappone, confidano nell’export per far fronte alla crisi.
L’annuncio della Federal Reserve, ha suscitato sgomento e dissenso negli esponenti di diverse nazioni presenti al G-20 di Seul; Dilma Roussef, che assumerà la presidenza del Brasile il prossimo 1° gennaio, ha contestato in modo deciso il provvedimento e affermato che si tratta di una strategia messa in campo dagli Stati Uniti per esercitare un protezionismo mascherato in favore delle proprie esportazioni. “Credo che la politica del dollaro debole è grave per il mondo intero, è un tema che fa in modo che l'aggiustamento nordamericano pesi sui conti di altre economie”, ha dichiarato l’erede di Lula che, a sua volta, ha ribadito il dissenso e ha, inoltre, evidenziato la necessità di diversificare il commercio sulla base di altre valute, senza il dollaro come intermediario. Il ministro brasiliano del Fisco, Guido Mantega, ha ricordato l'importanza di accordi internazionali sulle monete chiave atti ad evitare le manipolazioni cambiarie come quella adottata negli Stati Uniti, in quanto potrebbero portare ad uno squilibrio cambiario, ad una sorta di guerra commerciale in cui ogni nazione si difenderà attraverso il protezionismo economico.
Il vertici della Federal Riserve, la banca centrale statunitense, hanno predisposto la stampa di 600 miliardi di dollari per acquistare obbligazioni del Tesoro americano. Tale provvedimento è finalizzato ad abbassare i tassi di interesse e a sradicare i due più gravi problemi dell’economia statunitense: crisi del settore immobiliare e disoccupazione. L’immissione di nuove banconote avrà l’effetto di indebolire la valuta americana e, di conseguenza, renderà i prodotti made in Usa molto più competitivi sui mercati mondiali, sfavorendo quei Paesi che –come la Germania, il Brasile e il Giappone, confidano nell’export per far fronte alla crisi.
L’annuncio della Federal Reserve, ha suscitato sgomento e dissenso negli esponenti di diverse nazioni presenti al G-20 di Seul; Dilma Roussef, che assumerà la presidenza del Brasile il prossimo 1° gennaio, ha contestato in modo deciso il provvedimento e affermato che si tratta di una strategia messa in campo dagli Stati Uniti per esercitare un protezionismo mascherato in favore delle proprie esportazioni. “Credo che la politica del dollaro debole è grave per il mondo intero, è un tema che fa in modo che l'aggiustamento nordamericano pesi sui conti di altre economie”, ha dichiarato l’erede di Lula che, a sua volta, ha ribadito il dissenso e ha, inoltre, evidenziato la necessità di diversificare il commercio sulla base di altre valute, senza il dollaro come intermediario. Il ministro brasiliano del Fisco, Guido Mantega, ha ricordato l'importanza di accordi internazionali sulle monete chiave atti ad evitare le manipolazioni cambiarie come quella adottata negli Stati Uniti, in quanto potrebbero portare ad uno squilibrio cambiario, ad una sorta di guerra commerciale in cui ogni nazione si difenderà attraverso il protezionismo economico.
Al G-20 il Brasile accusa di protezionismo Usa
In occasione di uno dei dibattiti svoltisi nell’ambito del G-20 di Seul, il presidente brasiliano Lula e la neo eletta Dilma Rousseff, hanno criticato il protezionismo economico statunitense.
Il vertici della Federal Riserve, la banca centrale statunitense, hanno predisposto la stampa di 600 miliardi di dollari per acquistare obbligazioni del Tesoro americano. Tale provvedimento è finalizzato ad abbassare i tassi di interesse e a sradicare i due più gravi problemi dell’economia statunitense: crisi del settore immobiliare e disoccupazione. L’immissione di nuove banconote avrà l’effetto di indebolire la valuta americana e, di conseguenza, renderà i prodotti made in Usa molto più competitivi sui mercati mondiali, sfavorendo quei Paesi che –come la Germania, il Brasile e il Giappone, confidano nell’export per far fronte alla crisi.
L’annuncio della Federal Reserve, ha suscitato sgomento e dissenso negli esponenti di diverse nazioni presenti al G-20 di Seul; Dilma Roussef, che assumerà la presidenza del Brasile il prossimo 1° gennaio, ha contestato in modo deciso il provvedimento e affermato che si tratta di una strategia messa in campo dagli Stati Uniti per esercitare un protezionismo mascherato in favore delle proprie esportazioni. “Credo che la politica del dollaro debole è grave per il mondo intero, è un tema che fa in modo che l'aggiustamento nordamericano pesi sui conti di altre economie”, ha dichiarato l’erede di Lula che, a sua volta, ha ribadito il dissenso e ha, inoltre, evidenziato la necessità di diversificare il commercio sulla base di altre valute, senza il dollaro come intermediario. Il ministro brasiliano del Fisco, Guido Mantega, ha ricordato l'importanza di accordi internazionali sulle monete chiave atti ad evitare le manipolazioni cambiarie come quella adottata negli Stati Uniti, in quanto potrebbero portare ad uno squilibrio cambiario, ad una sorta di guerra commerciale in cui ogni nazione si difenderà attraverso il protezionismo economico.
Il vertici della Federal Riserve, la banca centrale statunitense, hanno predisposto la stampa di 600 miliardi di dollari per acquistare obbligazioni del Tesoro americano. Tale provvedimento è finalizzato ad abbassare i tassi di interesse e a sradicare i due più gravi problemi dell’economia statunitense: crisi del settore immobiliare e disoccupazione. L’immissione di nuove banconote avrà l’effetto di indebolire la valuta americana e, di conseguenza, renderà i prodotti made in Usa molto più competitivi sui mercati mondiali, sfavorendo quei Paesi che –come la Germania, il Brasile e il Giappone, confidano nell’export per far fronte alla crisi.
L’annuncio della Federal Reserve, ha suscitato sgomento e dissenso negli esponenti di diverse nazioni presenti al G-20 di Seul; Dilma Roussef, che assumerà la presidenza del Brasile il prossimo 1° gennaio, ha contestato in modo deciso il provvedimento e affermato che si tratta di una strategia messa in campo dagli Stati Uniti per esercitare un protezionismo mascherato in favore delle proprie esportazioni. “Credo che la politica del dollaro debole è grave per il mondo intero, è un tema che fa in modo che l'aggiustamento nordamericano pesi sui conti di altre economie”, ha dichiarato l’erede di Lula che, a sua volta, ha ribadito il dissenso e ha, inoltre, evidenziato la necessità di diversificare il commercio sulla base di altre valute, senza il dollaro come intermediario. Il ministro brasiliano del Fisco, Guido Mantega, ha ricordato l'importanza di accordi internazionali sulle monete chiave atti ad evitare le manipolazioni cambiarie come quella adottata negli Stati Uniti, in quanto potrebbero portare ad uno squilibrio cambiario, ad una sorta di guerra commerciale in cui ogni nazione si difenderà attraverso il protezionismo economico.
mercoledì 3 novembre 2010
Brasile: Dilma Roussef prima donna presidente
Le elezioni presidenziali brasiliane si sono concluse la scorsa domenica, con la vittoria di Dilma Roussef, la candidata del Partito dei Lavoratori, sostenuta dal Presidente uscente Lula.
Al secondo turno delle elezioni, Dilma Vana Rousseff, ha raggiunto il 55,43% dei voti, contro il 44,57% del rivale socialdemocratico Josè Serra, diventando la prima donna presidente della Repubblica Federativa del Brasile.
Malgrado sia cresciuta in una famiglia di classe medio-alta, la Roussef, economista, iniziò la sua carriera politica tra le file del socialismo e partecipò alla lotta armata contro la dittatura militare brasiliana alla fine degli anni ’60; tale coinvolgimento le costò 3 anni di prigionia. Nonostante avesse partecipato alla fondazione del PDT (Partito Democratico Trabalhista), nel 2002 ne era uscita a causa di contrasti con i vertici, per entrare a far parte del PT (Partido dos Trabalhadores). Nel 2002 era stata eletta Ministro delle Miniere e dell’Energia da Lula e poi nominata Ministro della Casa Civil (una sorta di Ministero dell’Interno), in quest’ambito aveva guidato il Programma di Accelerazione della Crescita (PAC), uno dei cavalli di battaglia del governo Lula, che prevedeva azioni in quasi tutti i settori, dalle infrastrutture alla sicurezza pubblica.La pupilla di Lula, che governerà il Brasile per il periodo 2010-2014, nel suo primo discorso dopo l’elezione, ha invitato tutti gli eletti a lavorare insieme per lo sviluppo del paese: “insieme a me sono stati eletti nuovi governatori, deputati e senatori. Congratulandomi con loro, invito tutti, indipendentemente dal partito di appartenenza, a partecipare ad un’azione determinata per il futuro del nostro paese”, ha affermato la Rouseff. Come aveva dichiarato durante la campagna elettorale, Dilma intende proseguire sulla linea di Lula, ovvero continuare ad accompagnare la crescita dell’economia con l’inclusione sociale: negli otto anni in cui ha governato il suo predecessore, 28 milioni di persone sono uscite dallo stato di povertà in Brasile e la Roussef punta a sradicare quest’ultima in modo permanente.
Al secondo turno delle elezioni, Dilma Vana Rousseff, ha raggiunto il 55,43% dei voti, contro il 44,57% del rivale socialdemocratico Josè Serra, diventando la prima donna presidente della Repubblica Federativa del Brasile.
Malgrado sia cresciuta in una famiglia di classe medio-alta, la Roussef, economista, iniziò la sua carriera politica tra le file del socialismo e partecipò alla lotta armata contro la dittatura militare brasiliana alla fine degli anni ’60; tale coinvolgimento le costò 3 anni di prigionia. Nonostante avesse partecipato alla fondazione del PDT (Partito Democratico Trabalhista), nel 2002 ne era uscita a causa di contrasti con i vertici, per entrare a far parte del PT (Partido dos Trabalhadores). Nel 2002 era stata eletta Ministro delle Miniere e dell’Energia da Lula e poi nominata Ministro della Casa Civil (una sorta di Ministero dell’Interno), in quest’ambito aveva guidato il Programma di Accelerazione della Crescita (PAC), uno dei cavalli di battaglia del governo Lula, che prevedeva azioni in quasi tutti i settori, dalle infrastrutture alla sicurezza pubblica.La pupilla di Lula, che governerà il Brasile per il periodo 2010-2014, nel suo primo discorso dopo l’elezione, ha invitato tutti gli eletti a lavorare insieme per lo sviluppo del paese: “insieme a me sono stati eletti nuovi governatori, deputati e senatori. Congratulandomi con loro, invito tutti, indipendentemente dal partito di appartenenza, a partecipare ad un’azione determinata per il futuro del nostro paese”, ha affermato la Rouseff. Come aveva dichiarato durante la campagna elettorale, Dilma intende proseguire sulla linea di Lula, ovvero continuare ad accompagnare la crescita dell’economia con l’inclusione sociale: negli otto anni in cui ha governato il suo predecessore, 28 milioni di persone sono uscite dallo stato di povertà in Brasile e la Roussef punta a sradicare quest’ultima in modo permanente.
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giovedì 14 ottobre 2010
Elezioni brasiliane, Dilma favorita grazie a Lula
Lo scorso 3 ottobre, data del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, Dilma Rousseff, il candidato del partito al governo, ha ottenuto il miglior risultato alle urne grazie alla popolarità del suo predecessore.
La popolarità del Presidente uscente Lula, grazie al boom economico-sociale raggiunto dal Brasile durante il suo governo, è intorno all’80%. Non potendosi ricandidare ha deciso di sfruttare l’ampio consenso raccolto dagli elettori per sostenere e favorire “il legittimo erede”, Dilma Rousseff: 63 anni, economista, ex guerrigliera imprigionata e torturata negli anni della dittatura, con conseguente fama di “estremista”. Pur non essendo particolarmente nota, la Rousseff è riuscita ad arrivare in testa con il 47% dei voti, superando di ben 15 punti il principale rivale, Josè Serra, esponente del Partito Socialdemocratico, e Marina Silva, che ha ottenuto il 20% dei voti. Nonostante la netta differenza di risultato, anche quest’ultima candidata potrebbe costituire una minaccia per la Rousseff. Anche la Silva proviene dal Partito di Lula, quello dei Lavoratori, ed è politicamente contraddistinta da un intransigente "vangelo" ecologista, centrato sulla difesa della Grande Natura del Bacino delle Amazzoni: sebbene sia stata eliminata, la Silva è un’oratrice appassionata e trascinante, molto più di quanto non lo sia la Rousseff e ora dovrà decidere se convogliare i suoi sostenitori verso Dilma oppure portarli ad un’astensione di protesta, che potrebbe favorire Serra.Se il 31 ottobre Dilma Roussef avrà la meglio sull’opposizione, dovrà gran parte della sua vittoria alla popolarità del suo predecessore: la Rousseff, in quanto sua prediletta, è favorita dalla soddisfazione dei brasiliani per i due quadrienni di Lula che, pur essendo stato accolto con alcuni pregiudizi per il suo passato di sindacalista, ha saputo dare vigore all’iniziativa privata senza però privarla di “un’impronta sociale”, ha favorito gli investimenti stranieri e ha al contempo trasformato il proprio paese in un investitore all’estero. Lula ha reso il Brasile una delle maggiori potenze a livello mondiale, grazie ad un exploit simile a quello della Cina e dell’India ma con più libertà rispetto alla prima e più eguaglianza rispetto alla seconda.
La popolarità del Presidente uscente Lula, grazie al boom economico-sociale raggiunto dal Brasile durante il suo governo, è intorno all’80%. Non potendosi ricandidare ha deciso di sfruttare l’ampio consenso raccolto dagli elettori per sostenere e favorire “il legittimo erede”, Dilma Rousseff: 63 anni, economista, ex guerrigliera imprigionata e torturata negli anni della dittatura, con conseguente fama di “estremista”. Pur non essendo particolarmente nota, la Rousseff è riuscita ad arrivare in testa con il 47% dei voti, superando di ben 15 punti il principale rivale, Josè Serra, esponente del Partito Socialdemocratico, e Marina Silva, che ha ottenuto il 20% dei voti. Nonostante la netta differenza di risultato, anche quest’ultima candidata potrebbe costituire una minaccia per la Rousseff. Anche la Silva proviene dal Partito di Lula, quello dei Lavoratori, ed è politicamente contraddistinta da un intransigente "vangelo" ecologista, centrato sulla difesa della Grande Natura del Bacino delle Amazzoni: sebbene sia stata eliminata, la Silva è un’oratrice appassionata e trascinante, molto più di quanto non lo sia la Rousseff e ora dovrà decidere se convogliare i suoi sostenitori verso Dilma oppure portarli ad un’astensione di protesta, che potrebbe favorire Serra.Se il 31 ottobre Dilma Roussef avrà la meglio sull’opposizione, dovrà gran parte della sua vittoria alla popolarità del suo predecessore: la Rousseff, in quanto sua prediletta, è favorita dalla soddisfazione dei brasiliani per i due quadrienni di Lula che, pur essendo stato accolto con alcuni pregiudizi per il suo passato di sindacalista, ha saputo dare vigore all’iniziativa privata senza però privarla di “un’impronta sociale”, ha favorito gli investimenti stranieri e ha al contempo trasformato il proprio paese in un investitore all’estero. Lula ha reso il Brasile una delle maggiori potenze a livello mondiale, grazie ad un exploit simile a quello della Cina e dell’India ma con più libertà rispetto alla prima e più eguaglianza rispetto alla seconda.
martedì 6 luglio 2010
Via al testa a testa tra Rousseff e Serra
Parte ufficialmente oggi la campagna elettorale per le prossime presidenziali in Brasile, che vede un duro testa a testa tra il braccio destro dell’attuale presidente Luiz Inacio Lula da Silva, Dilma Rousseff, e il candidato dell’opposizione José Serra, ex governatore di San Paolo. Rousseff può contare sul sostegno della coalizione di governo allargata al partito di centrodestra Partido del movimento democratico brasileño, mentre Serra, oltre al Partito socialdemocratico di cui è il rappresentante, gode dell’appoggio di una serie di partiti minori.
Secondo l’ultimo sondaggio elaborato dall’istituto Ibope, i due principali candidati sono in perfetta parità con il 39% delle intenzioni di voto. Data la situazione, pertanto, sarà determinante, in vista del ballottaggio, il peso di Marina Silva, candidata dei Verdi, che per il momento sta in netto svantaggio con il 10% delle intenzioni di voto. Silva, nonostante una lunga militanza di trenta anni nel Partito dei lavoratori di Lula, ha scelto di correre per i Verdi in forte polemica con le politiche ambientali promosse da Rousseff. Si evidenzia che il tema ambientale, per la prima volta nella storia delle campagne presidenziali in Brasile, sta acquisendo notevole centralità all’interno del dibattito pubblico.
Secondo l’ultimo sondaggio elaborato dall’istituto Ibope, i due principali candidati sono in perfetta parità con il 39% delle intenzioni di voto. Data la situazione, pertanto, sarà determinante, in vista del ballottaggio, il peso di Marina Silva, candidata dei Verdi, che per il momento sta in netto svantaggio con il 10% delle intenzioni di voto. Silva, nonostante una lunga militanza di trenta anni nel Partito dei lavoratori di Lula, ha scelto di correre per i Verdi in forte polemica con le politiche ambientali promosse da Rousseff. Si evidenzia che il tema ambientale, per la prima volta nella storia delle campagne presidenziali in Brasile, sta acquisendo notevole centralità all’interno del dibattito pubblico.
giovedì 24 giugno 2010
La candidata di Lula in testa alla corsa per le presidenziali
Secondo un recente sondaggio, la candidata alle prossime presidenziali Dilma Rousseff per il Partito dos trabalhadores ha superato, per la prima volta, il suo diretto avversario politico José Serra del Partito socialdemocratico, registrando il 40% delle intenzioni di voto contro il 35% dell’ex governatore di San Paolo. Inoltre, secondo tale sondaggio, la candidata Rousseff prevarrebbe su Serra anche nel ballottaggio per 45% a 38%. In coda resta invece con il 9% la candidata dei verdi Marina Silva, precedente Ministro per l’ambiente del governo di Lula, pur registrando un miglioramento rispetto alla previsione del mese di marzo che la dava all’8%. Il sondaggio, che considera un campione di più di 2000 persone intervistate dal 19 al 21 giugno, è stato realizzato dall’agenzia Ibope per conto di Confindustria.
Il dato è significativo soprattutto se lo si confronta con quello rilevato nell’ultima inchiesta del mese di marzo realizzata dalla stessa agenzia che dava il candidato Serra in testa con il 38% delle intenzioni di voto contro il 33% della Rousseff.
Secondo gli analisti, i consensi alla Rousseff sono dovuti all’appoggio che Lula, la cui popolarità resta a livelli record intorno all’85%, ha manifestato in più occasioni pubbliche alla candidata del Partito dos trabalhadores. Dal sondaggio, difatti, risulta che il 73% degli intervistati riconosce nella candidata il successore del presidente Lula.
Il dato è significativo soprattutto se lo si confronta con quello rilevato nell’ultima inchiesta del mese di marzo realizzata dalla stessa agenzia che dava il candidato Serra in testa con il 38% delle intenzioni di voto contro il 33% della Rousseff.
Secondo gli analisti, i consensi alla Rousseff sono dovuti all’appoggio che Lula, la cui popolarità resta a livelli record intorno all’85%, ha manifestato in più occasioni pubbliche alla candidata del Partito dos trabalhadores. Dal sondaggio, difatti, risulta che il 73% degli intervistati riconosce nella candidata il successore del presidente Lula.
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