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giovedì 21 ottobre 2010

La foresta amazzonica in concessione ai privati

Il Brasile ha stabilito la messa all’asta di quasi 1 milioni di ettari della foresta amazzonica entro la fine dell’anno, che saranno gestiti da imprese forestali private e compagnie del legno, al fine di arginare il fenomeno del taglio illegale.

Come ha dichiarato alla Reuter Antonio Carlos Kummel, a capo del servizio forestale brasiliano, “il futuro dell'Amazzonia, la lotta alla deforestazione e al cambiamento climatico, si devono basare sulla gestione forestale, non vedo altra soluzione”. Per tale ragione, dopo anni di scontri legali e di opposizione politica, il governo brasiliano riapre alle concessioni forestali e cede le foreste nazionali ai privati. Attualmente le concessioni si estendono su 150.000 ettari: nel giro di 4 o 5 anni, gli ettari in concessione saranno quasi 11 milioni. Secondo il governo, tale provvedimento favorirà un maggiore controllo statale nella regione amazzonica, in quanto le concessioni costituiscono un ostacolo per i latifondisti e gli speculatori che tentano di impossessarsi illegalmente dei terreni pubblici.Se persistesse l'attuale tasso di deforestazione, le foreste tropicali, entro 20 anni, potrebbero scomparire. Dal punto di vista climatico e ambientale, il governo brasiliano propone il “taglio selettivo” che, a differenza di quello illegale e della pratica “slash and burn” - letteralmente “taglia e brucia” - consente alla foresta pluviale di rigenerarsi in modo naturale: vari studi hanno dimostrato che anche il taglio selettivo incide sulla biodiversità e può alterare l’habitat forestale, tuttavia, l’impatto globale di tale pratica è notevolmente più lieve rispetto a quello che comporterebbe il taglio a raso, responsabile della distruzione di quasi il 20% della foresta amazzonica.

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